Dell’arte di disporre i libri [15.3]

Ancora commenti, ancora lettori. Sentite che mi ha scritto Giacomo: “Caro Claudio, la mia libreria è come l’onda del mare sul bagnasciuga: va e viene, talvolta più profonda e impetuosa, altre volte tenue e timida. Nel piccolo scaffale “Libri della mia vita” i volumi entrano ed escono, tornano e ri-tornano”.
In Giacomo domina la poesia del mare, il via vai dei sentimenti e delle ragioni, il coro delle stagioni.
“Vorrei, prima di morire, che in quello scaffale restasse un solo libro, il solo per cui poter dire: ‘la sua lettura è valsa una vita’. E poiché non voglio ancora morire, alimento lo scaffale mettendo e togliendo. Qualche volta decide della mia vita la brava signora Agnese che trovando qua e là un libro lo deposita sullo scaffalino. E così la mia vita si allunga: di libri e di anni”.
In questo caso il culto dei libri si fa ricerca del libro perfetto, definitivo, e poi ti arriva la signora Agnese che, con un gesto magari sbadato, ma non privo di senso, scombina il piano e dice la sua.
Chiudo con Sonia, che mi scrive: “Ordinare i libri ? Impossibile per me – Conosce la poesia dorsale? Amore “visionario” per i libri ? Ecco – giocare a comporre con i titoli disposti casualmente in libreria – ma non solo pseudo o poesie a tutti gli effetti, anche forme e colori sovrapposti – messi lì così quasi per caso a erigersi come totem, o ventaglio o…impossibile da vedere nella perfetta disposizione alla quale lei ambisce.
Qui la vince il colore, l’arte, o meglio è la signoria del caso, con un sorriso per chi come me ambisce a un ordine che non potrà mai raggiungere, o mantenere. E con questa consapevolezza metto il sigillo a questo trattatello dedicato alla nobile arte di disporre i libri. Un’arte forse inutile, magari desueta, certamente appassionante. L’opera è di Maria Vinci, “La signora dei libri” (2001).

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