Dell’arte di disporre i libri [6]

Visto che siamo giunti alla sesta puntata, dovrebbe ormai esser chiaro che ogni biblioteca è unica e diversa da tutte le altre. Diamo ancora la parola a Perec: “Nessuno di questi ordini è in sé e per sé soddisfacente. In pratica, ogni biblioteca trova la propria sistemazione a partire dalla combinazione di tutti questi modi di classificazione: ponderazione, resistenza ai cambiamenti, desuetudine, stabilità, conferiscono a ogni biblioteca una personalità unica”. Va così a finire che, con tutti i tentativi di fare ordine, si finisce in un disordine travestito, nei casi migliori dell’ordine resta giusto l’intenzione. Secondo Perec, insomma, tra ordine e disordine non c’è particolare differenza. E vana è la ricerca di un libro, di un codice che consenta di arginare il caso. Pur sapendo tutto questo, io a far ordine ci ho provato, visto che devo trovare i libri che cerco senza perdere delle ore, e per consentire anche ad altri di orientarsi nella mia giungla di carta. Il “mio” ordine comincerò a raccontarvelo a partire dal prossimo post.

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