Dell’arte di disporre i libri [2]

Dis(ordine) in biblioteca
Seconda puntata dell’arte di disporre i libri (qui si trova la prima, con i vari commenti fin qui pervenuti). Oggi parto da una considerazione facile facile: proviamo a dividere il mondo in due, il lettore disordinato, quello che i libri li mette in fila come capita, ovvero li impila e basta; e quello ordinatissimo, preciso, scrupoloso, che adotta un criterio e a quello si attiene meticolosamente. Ecco il primo spunto: non c’è sostanziale differenza tra i due, perché se è vero che il primo li accumula come entrano in casa, e li ripone dopo averli letti dove gli capita; il secondo adotta sì un criterio ma, qualunque esso sia, tale criterio è e sarà comunque e necessariamente arbitrario. Un arbitrio nascosto, diciamo, non evidente, segreto. Ma comunque tale, perché non sancito a priori o definitivamente da alcun protocollo conosciuto. Ovvero, non condiviso, non necessariamente scientifico, perché il mondo dei libri, del leggere in genere, non sopporta definizioni e certezze di sorta. Ne riparleremo presto, promesso.
 

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