L’indignazione? Mi ha stufato

Hyeronimus Bosch, Il giardino delle delizie, 1480-90 (particolare)

Ragazzi (e ragazze, ovviamente), non so se ve ne siete accorti, ma il mondo là fuori è politicamente scorretto, e ciò nonostante se la passa piuttosto felice. Volete una prova? Eccola, fresca fresca. L’altro giorno al mercato una cliente, saputo il prezzo di un indumento, si rivolge alla ambulante con questa timorata espressione: «Sei più cara delle puttane di Brescia!». Al che l’altra la manda senza indugio là dove il sole proprio non batte, per restare in tema. Ora: non so valutare la portata dell’epiteto, la mia conoscenza delle operatrici del sesso in terra bresciana, e non solo, è nulla; certo la risposta mi ha sorpreso, ero rimasto alla rassicurante formula secondo cui il cliente ha sempre ragione.

A ben vedere, però, il punctum della scena è un altro: dopo essersele dette di santa ragione, entrambe hanno riso di gusto, e la cerimonia dell’acquisto è ripresa come se nulla fosse. Sono rimasto in zona per vedere come procedeva; da quel che ho capito, le due non si conoscevano tanto da accettare il reciproco insulto come un gioco; si davano del tu, certo, ma al mercato questa è la prassi, così funziona. A quanto pare, semplicemente, si sono reciprocamente poste per quel che sono, oltre il ruolo di cliente-venditrice intendo. Non hanno finto nulla, sono state semplicemente e veramente se stesse, l’una accettando l’altra per quel che è. Non a caso nessuno, dico nessuno, ha gridato allo scandalo o chiamato le forze dell’ordine.

Ho provato a non giudicare la scena, a guardarla senza pregiudizi, quasi fosse un esperimento fenomenologico. Ho avuto una specie di illuminazione. Eccola: immaginate una linea che divide in due l’orizzonte: sopra scorre la civiltà delle regole, del rispetto dovuto a chi fa scelte diverse, della tolleranza per tutto e tutti, dello stare attenti a quel che si dice, e a chi, e come. Diciamo il mondo perfetto e migliore, quel che dovrebbe essere e che purtroppo non è, né mai sarà, temo. Sotto, invece, pullula la vita vera, abitata da persone che non hanno timore di mostrarsi per quel che sono, cioè impegolate tra interessi e passioni, talvolta di scarsa educazione, nei casi peggiori capaci di carognate assortite. Ecco, la dico più chiara che posso: ho il sospetto che ai perfettini del mondo di sopra bastino rispetto formale e parole giuste; poi, sotto la linea, può accadere qualunque nefandezza, a loro è bastato recitare recitare la parte dei buoni per immacolare la coscienza. A pensarci bene, gli indignati si sentono superiori, l’indignazione funziona come un piedistallo. Sarà anche sacrosanta, ma è altrettanto ovvia, scontata e prevedibile, sterile e intransitiva: mai che affronti di petto la questione, di certo non la risolve, semmai la prende a prestito per un bel discorsetto morale, come le suore all’asilo. E tutti vissero felici e contenti.

Già, ma se indignarsi non aiuta, che dobbiamo fare?  Vi propongo quattro sentieri. Uno, smettere per un po’ di indignarsi per questo o quello, sospendere cioè il giudizio a tempo determinato. Due, sospettare di chi si indigna a ogni pie’ sospinto: in privato chissà cosa nasconde, in politica non sarà in grado di cambiar mai nulla. Tertius, far proprio il motto di Spinoza, quando nel Tractatus teologico-politicus (1670) scriveva: «Sedulo curavi humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere». Ovvero: «Ho assiduamente cercato di imparare a non ridere delle azioni degli uomini, a non piangerne, a non odiarle, ma a comprenderle». Infine, praticare l’umana medesimezza, provando a intuarsi, verbo dantesco che sta per farsi uno con l’altro: e ciò in amore, in caso l’altro soffra o disperi, ovvero provochi o deliri. Per tornare giusto da dove siam partiti: non indignarsi, ma intuarsi con chi ci sta accanto. Comprese le puttane di Brescia e chi le evoca al mercato.


Volete sapere di quella volta che Baudelaire accompagnò una prostituta al Louvre?

5 Commenti

  • Ida Bamberga Premarini Posted 6 Ottobre 2021 19:28

    Uno spassoso quanto educativo spaccato di vita quotidiana.
    Non sono mai stata un’assidua frequentatrice del mercato rionale e non ho mai assistito ad una scenetta come quella presentata, tuttavia sono certissima che di simili ne capitano ogni giorno, nelle più svariate situazioni. E sono altrettanto certa della presenza di spettatori curiosi e benpensanti, pronti a scuotere la testa infastiditi dalla disputa. Eppure questa è proprio la vita vera, perché ciascuno pensa di essere un valore unico e di meritare il massimo del riguardo. Ma questi rigidi muri di autostima prima o poi crollano e mettono a nudo la personale fragilità. Come sarebbe bello e saggio se veramente ci si sforzasse di “intuarsi” e si seguisse il prezioso suggerimento di Spinoza…

  • Beppe Posted 9 Luglio 2021 08:47

    Non so perché, mi hai fatto venire in mente Gaber, Io se fossi Dio. Roba forte, da ascoltare con frequenza perlomeno mensile.

    https://www.youtube.com/watch?v=cvyE116lwd8&t=471s

    • claudio calzana Posted 9 Luglio 2021 09:02

      Grazie, Beppe, questa canzone di Gaber Luporini è un bel modo per mettere alla prova la frase di Spinoza che ho citato nel testo.

  • Robi Posted 8 Luglio 2021 21:21

    Aggiungo solo una nota a questa tua spettacolare riflessione. Il rischio che vedo è che la tolleranza impedisca qualsivoglia espressione, perché ogni parere può offendere qualcuno. Cosa ci resta, solo il silenzio?

    • claudio calzana Posted 8 Luglio 2021 21:27

      No, caro Robi, niente silenzio. Bisogna dire chiaro e tondo quel che si pensa, anche se contro corrente. Anzi: soprattutto se contro corrente. E guai se qualcuno si indigna….

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