Dell’arte di disporre i libri [3]

Diversi i commenti alla prima puntata sull’arte di disporre i libri. Qui trovate la seconda porzione. Oggi vi propongo la terza parte della nostra piccola saga.

A proposito di criteri per sistemare pingui biblioteche: come molti di voi sapranno, un bibliotecario americano si inventò a suo tempo un metodo, il famoso Dewey, grazie al quale il sapere è sistematicamente disposto per numeri: da 0 a 100 abbiamo le opere di carattere generale, dal 100 al 200 filosofia e psicologia, l’800 nomina la letteratura, quella italiana è 845, ovvero: 8 per letteratura, 4 per Europa, 5 per Italia. La storia italiana, allora, sarà contraddistinta dal 945, 945.2 se la storia riguarda la Lombardia. Un sistema micidiale, direi, che oggi molte se non tutte le biblioteche adottano in Italia. Certo, devi girare per gli scaffali con l’indice in mano e devi sperare che nel catalogare il bibliotecario non si sia perso per strada. Ma sorge una domanda bella tosta: e i libri errabondi? Quelli che magari stanno a mezzo tra letteratura e qualcos’altro? E certi saggi che sembrano filosofia e invece magari parlano di poesia? E quando qualcuno si inventa di raccontare la vita delle api in forma di romanzo? Insomma, dei bei rompicapo che ci riportano a quanto ho sostenuto l’altro giorno: ogni criterio è perfidamente provvisorio, per non dire falso. Qui bisogna ricorrere a un esperto di classificazioni. Magari la prossima volta diamo la parola a Perec.

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2 commenti

    • Claudio Calzana il 12 Maggio 2010 alle 09:59
    • Rispondi

    880 e qualcosa?

    • Paolo G. il 12 Maggio 2010 alle 09:59
    • Rispondi

    "γένος μελισσᾶν", Alcmane. Così, per curiosità, che numero sarebbe? 🙂

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