Come ordinare una biblioteca

Punto primo: non invitate mai Calasso a casa. Se proprio vi dovesse capitare la vita talvolta gioca strani scherzi – provvedete per tempo a coprire con lenzuola o simili apparati gli scaffali delle vostre librerie, onde evitare che il summenzionato – che tutto sa, conosce e legge – si avventuri in ardite e incontestabili speculazioni su di voi: identità, appartenenza, orientamenti, gusti e manie. I libri che possediamo dicono molto di noi, per certi versi troppo: a dirla tutta, ci mettono a nudo. L’ho imparato con una punta di brivido leggendo Come ordinare una biblioteca, penultima fatica di Calasso, che tra pochi giorni compie 80 anni. Auguri!

Seconda considerazione: prendo il libro e prima di leggerlo, come d’abitudine, lo colloco idealmente in un ambito della mia biblioteca, nella fattispecie i tematici alla voce “libro”, così per non saper né leggere né scrivere. Ma disgrazia vuole che l’occhio mi cada sull’incipit (e dove volevate che mi cadesse?):

«Come ordinare la propria biblioteca è un tema altamente metafisico. Mi ha sempre meravigliato che Kant non gli abbia dedicato un trattatello. Di fatto potrebbe offrire una buona occasione per indagare una questione capitale: che cos’è l’ordine. Un ordine perfetto è impossibile, semplicemente perché c’è l’entropia. Ma senza ordine non si vive. Con i libri, come per tutto il resto, occorre trovare una via tra queste due frasi» (11).

Ma quale libro tematico? Questo è un trattatello di filosofia, quel che Kant non ha trovato il tempo di scrivere. Diciamo filosofia pratica? Ma no, siete fuori strada, è teoretica piuttosto che epistemologica, dipende come la giri, visto il tema ordine/disordine. Da questo punto di vista il libro di Calasso offre molto di più e molto di meno di quel che il titolo evoca, cosa che lo accomuna peraltro a ogni libro degno del nome e della stima. Il saggio, infatti, non ti dice come ordinare i tuoi libri, semmai come non farlo. I divieti sono molti di più delle concessioni, per cui è giocoforza concludere che l’ordine imposto ai libri dal padrone di casa è ipso facto disordine per chiunque altro. Ora mi viene l’uzzolo di cercare gli altri libri di Calasso che posseggo: oh, sia chiaro, mica li ho tutti, ma quei 4 o 5 sono ordinatamente dispersi tra questo e quel settore, figuriamoci se stanno fermi e soprattutto uniti. Proprio così: i libri di Calasso sono i nomadi e volentieri, spaziano per contenuto e destino, non hanno un luogo prevalente, occupano molteplici porzioni di mondo, rimandano sempre e comunque ad altro da sé.

D’altronde proprio questo è il criterio che Calasso predica per le biblioteche personali, il cui ordine a suo dire deve essere al tempo stesso sincronico e diacronico, secondo una doppia accezione prevalente: la regola del buon vicino, formulata da Aby Warburg, per cui i libri vanno avvicinati per assonanza e consonanza; e l’ordine ad atollo, cioè a coacervo, composto, grumo, porzione omogenea di saperi, argomenti affini. Mi permetto di definirlo ordine “atollineo”, termine che regalo all’illustre Autore per il suo compleanno, se si contenta di così poco. In ogni caso, una biblioteca è una cosa sola con il pensiero e sapere di chi la possiede, o forse meglio ne è posseduto, come il ragno con la tela. E se il pensiero dell’ospite muta, altrettanto vale per i libri attorno, e l’ordine di prima va a farsi benedire, e si rassegna:

«L’ordinamento di una biblioteca non troverà mai – anzi non dovrebbe trovare mai – una soluzione. Semplicemente perché una biblioteca è un organismo in perenne movimento. È terreno vulcanico, dove sempre qualcosa sta succedendo, anche se non percepibile dall’esterno. “In queste regioni ogni ordine non è che uno stato di sospensione sopra l’abisso” (Benjamin)» (59).

L’ordine di una biblioteca è dunque mobile, qual libro al vento: se troppo statico, riflette il rigor mortis intellettuale del suo proprietario; se troppo dinamico, l’instabilità psichica dello stesso. Suggerisco a tal proposito le due categorie che Piaget attribuiva ad ogni esser vivente: evoluzione e adattamento. Anche un insieme di libri si evolve e si adatta di continuo all’ambiente circostante, in particolare alla casa e ai gusti di chi lo aggrega. E anche questo libro di Calasso si adatta al suo titolo, ma si evolve eccome: apre di continuo altri scenari e quinte, come accade in quei film dove l’attore piglia un libro dallo scaffale e fa scattare chissà quale molla che ci svela una stanza segreta. E nella stanza ulteriore del libro di Calasso incontriamo una storia delle riviste letterarie, del Surrealismo e della recensione come genere; diverse riflessioni sugli e-book e su Amazon in relazione alle piccole librerie indipendenti; una carrellata di personaggi, tra gli altri Artaud («simpatico come una catastrofe», com’ebbe a dire Simone Kahn, la moglie di Breton).

Giunto al termine della lettura, ho confermato la prima impressione: questo libro lo metto nei tematici, ma mica alla voce “libro”, cosa credete? È tematico nel senso che afferisce al mito. Questo trattato è certamente una porzione di rispetto dell’infinita ricerca che Calasso va conducendo da decenni: di qualsivoglia sapere è proprio il libro il compendio esatto e necessario.

«Il libro, come il cucchiaio, appartiene a quegli oggetti che vengono inventati una volta per tutte – in tempi molto antichi o anche piuttosto recenti. Passibili di innumerevoli variazioni, ma all’interno di uno stesso gesto: attingere una piccola quantità di liquido per il cucchiaio; leggere un testo, anche lungo, tenendolo fra le mani, sfogliandolo e spostando con facilità l’attenzione al suo interno». (19)

Se poi il tema vi appassiona, a mia volta assai più modestamente a suo tempo ne ho trattato. Ecco la prima puntata “Dell’arte di disporre i libri”

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1 commento

    • Graziano il 12 Giugno 2021 alle 11:51
    • Rispondi

    Per me non c’è criterio che tenga, bisogna lasciare i libri in giro per la casa, anche le librerie sono una costrizione. Libro è parente di libertà

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