Dell’arte di disporre i libri [14]

L’ultima volta raccontavo dei libri in doppia fila per i miei scaffali: ebbene, come selezionare quelli che stanno davanti rispetto alla seconda posizione? Chi ha l’onore della prima posizione, e chi invece si deve accontentare dei posti dietro? Facile che qualcuno di voi cominci a preoccuparsi della mia salute mentale, ma tant’è, ormai ho iniziato e mi tocca andare fino in fondo. Diciamo che per mia scelta davanti stanno quelli che preferisco, oppure i più noti. In caso di scrittore particolarmente prolifico, con molte frecce al suo arco, davanti sta magari l’opera che considero migliore e dietro le restanti. E se sono davvero tante, le restanti le posso pure disporre di piatto, altrimenti l’ingombro risulterebbe eccessivo. Ora, capite bene in che razza di imbroglio mi sono ficcato: gli autori scrivono sempre qualcosa di nuovo, e dunque prima o poi qualsivoglia equilibrio è destinato a cedere. E allora via a sistemare, riposizionare, rivedere gli assetti. Per i volumi di filosofia mi è venuta più facile: davanti stanno i testi dei filosofi, dietro invece i saggi, le riflessioni critiche. Per storia devo dire che è un discreto guazzabuglio: davanti magari ci stanno i memoriali, i diari, le opere dell’epoca, che peraltro spesso convivono con i saggi, le riflessioni critiche, le ricostruzioni. Insomma, più ci penso più mi tocca tornare all’esordio di questa mia ormai troppo lunga riflessione sull’arte di disporre i libri: ogni ordine è decisamente arbitrario, comunque soggettivo, inutilmente consolatorio. In una parola: casuale.

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