Emilio Salgari, la penna spezzata

Il 25 aprile di 110 anni fa si toglieva la vita uno degli scrittori più prolifici e famosi dell’Italia del secolo scorso, il veronese Emilio Salgari. Il mito dei suoi personaggi è ancor oggi più vivo che mai tra graphic novel, canzoni e romanzi in rete. Anche se, certo, alcuni superciliosi critici lo considerano comunque un autore minore, diciamo pure “facile”, uno che ha scritto troppo per poter pensare che scrivesse anche bene. E poi: per taluni, se un autore ha successo, è la prova provata che non vale granché, vedi alla voce Piero Chiara e Giovannino Guareschi. Fatto sta che «Le tigri di Mompracem», il primo romanzo della serie dedicata ai pirati della Malesia, esce nel 1900 tondo tondo, ovvero inaugura il nuovo secolo proprio come «L’interpretazione dei sogni» di Sigmund Freud. Guarda te a volte le combinazioni. Anche se in effetti la prima opera salgariana era già uscita a puntate nel 1883, e fin da allora Sandokan si era conquistato un bello strapuntino nei sogni e nel cuore di quanti come me hanno avuto la fortuna di incontrarlo all’età giusta e migliore.

L’infinito viaggiare

Un altro indizio della vitalità di Salgari coinvolge l’insospettabile Claudio Magris. Più volte lo scrittore triestino ha confessato il suo amore per l’autore veronese, che gli ha trasmesso l’incanto per i viaggi e l’avventura. Il primo libro letto da Magris fu «I misteri della giungla nera»; da genitore faceva a gara con i figli, Stefano e Paolo, per vedere chi ricordava meglio quel brano o personaggio. D’altronde, e siamo al terzo indizio, i tributi a Salgari non si sono mai interrotti, anzi. Segnalo su tutti «Sweet Salgari», splendido graphic novel di Paolo Bacilieri, edito da Coconino Press Fandango. Se qualcuno volesse rivivere la vita del “viaggiatore immobile” in un magnifico bianco e nero non si lasci sfuggire questo lavoro assai ben narrato e ritratto, utile a far conoscere, accanto e oltre il letterato, anche l’uomo Salgari. L’infanzia nella natia Verona, il liceo navale «Paolo Sarpi» di Venezia, presto abbandonato, i goffi tentativi di trovare imbarco su qualche veliero, il trasferimento a Torino, le prime prose e i rapidi successi. Nel mezzo, pochi riconoscimenti – uno su tutti: Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia nel 1897, la regina Margherita era una sua accanita lettrice – e quella vita a dir poco grama, altro che viaggi e piaceri: sempre in bolletta, inchiodato al tavolo a vergar pagine giorno e notte per star dietro ai contratti capestro dei suoi editori. «Soffro di nevrastenia», confessava nel 1909.

La topaia artistica

Proprio in quell’anno, a necessario contrappeso, Salgari scrive la sua autobiografia, «La bohème italiana», edita nel 1990 da Lubrina, casa editrice bergamasca, all’interno della collana Vite che dirigevo insieme a Giulio Orazio Bravi. I momenti più felici della vita dell’autore vengono narrati in terza persona, a segnare un distacco ormai incolmabile da quel periodo spensierato. Per Salgari ricordare quelle burle e letterarie imprese, rievocare la convivenza nella «topaia artistica» con gentiluomini più dediti al bicchiere che all’arte, era la personalissima ricerca del buon tempo perduto. Ben lontano dal Borneo, a mille miglia dal Gange, con la sua bohème lo scrittore ci fa comprendere che cosa volesse dire essere artisti in quella fin-de-siècle subalpina: fedeli alla vocazione, certo, ma anche a caccia di miseri compensi, e sempre pronti a dividere il gruzzolo con i più sfortunati del gruppo. Salgari era tra i più danarosi del lotto, con tutto che i diritti gli arrivano con il contagocce.

L’opera in rete

Lo scrittore veronese è oggi tra i più richiesti su Liberliber. Ogni tanto scarico un suo volume e ne leggo qualche pagina, giusto a rievocare le decine di romanzi che oltre 50 anni fa impreziosivano la mia piccola biblioteca. Andarono perduti durante un trasloco. Perduti per modo di dire, facile che ci fosse lo zampino dei miei, turbati all’idea di portarsi dietro tutta quella carta. Non sapevano che quando hai per le mani un libro di Salgari capita quel che il ventenne Stendhal scrisse alla sorella: «Mi misi a leggere e fui felice». Sì, perché tra le pagine dello scrittore veronese il cuore palpita, «corre il sangue nelle vene», come cantavano gli Oliver Onions. A proposito, a ribadire il mito ci sta una svelta compilation: l’album dedicato a Salgari da Ludovico Einaudi, la canzone di Rossana Casale, la splendida «Yanez de Gomera» di Davide Van de Sfroos, l’immaginario che traversa arti e discipline di Tommaso Paradiso: «Noi crediamo in Robert De Niro | nella Tigre di Mompracem | nella storia che sanno tutti | Maradona è megl’ ‘e Pelé | È megl’ ‘e Pelé».

La fine di un’epoca

Chissà come l’avrebbe presa l’Emilio tutta questa musica. Magari avrebbe chiesto un bicchiere di quello buono per metabolizzare la vicenda. O forse avrebbe semplicemente scrollato le spalle. Lui che nel 1911, pochi giorni dopo l’amico Franzoj, esploratore d’Africa e non solo, si tolse la vita alla maniera di un antico samurai. In quei giorni Torino era tutta in ghingheri per l’imminente Esposizione Internazionale, evento che celebrava all’unisono i 50 anni dell’Unificazione italiana, tecnologia e progresso: in una parola, le magnifiche sorti e progressive. Si apriva una nuova era, allergica a digressioni e fantasie: la nostalgia salgariana lascia il passo alla conquista coloniale, Sandokan – evidente tributo a Garibaldi confinato in quel di Caprera – si rifugia nella sua giungla a prova di machete. Torino è distratta, al funerale partecipano solo gli amici veri e la gente del popolo che ha tanto amato le sue storie. A soli 49 anni Emilio Salgari toglie il disturbo, ma non senza lanciare un perentorio j’accuse nei confronti dei suoi editori: «A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna».

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Se anche a voi garbano Autori fuori moda, per non dire trascurati e negletti, beh, io ho creato per l’appunto una rubrica su misura. L’ho chiamata g.a.d.d.a., ovverosia Grandi Autori Dimenticati Da Anni. Andateli a scoprire, vi garantisco non poche sorprese.

2 Commenti

  • EmmeT Posted 30 Aprile 2021 21:35

    Per me Salgari è stato amore a prima vista….. Grazie!

    • claudio calzana Posted 1 Maggio 2021 15:53

      In effetti anche per me, e per molti altri come noi, scommetto

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