Che cosa rende tale un’invenzione

Dettaglio dei meccanismi di un mulino ad acqua

Nella sua «Antropologia», Kant distingue invenzione da scoperta: «La cosa che si scopre si ammette come già preesistente, solo che non era ancora conosciuta, come l’America prima di Colombo; quella invece che si inventa, come la polvere da sparo, non esisteva affatto prima di colui che la inventò». Nel primo caso, la cosa non era nota a noi, ma esisteva tranquillamente, e sarebbe esistita anche senza che noi ne sospettassimo l’esistenza. L’invenzione è la capacità di creare qualcosa che non esisteva prima, sia pur partendo da elementi esistenti. In questo molti vedono l’elemento essenziale della creatività. La capacità di inventare è nota come genio, e in tal senso è generativa, ovvero produce qualcosa di nuovo, di inaspettato, di ulteriore. Non a caso per Varrone il genio è la divinità che è preposta a ognuna delle cose generate e che ha la capacità di generarle». L’inventore è colui che instaura e realizza per la prima volta. Ma non si pensi solo a un atto di un qualche supremo artefice: l’etimo di invenzione è “trovare investigando”, e ciò può accadere solo all’interno di un contesto favorevole, stimolante e fertile. È il caso del Rinascimento italiano: senza questo contesto di corti e mecenati non avremmo avuto Leonardo e i tanti geni della nostra storia.

Il mito

Anticamente, l’invenzione del fuoco viene narrata con il mito di Prometeo. Il fuoco, che consente di scaldarsi, rischiarare le notti, difendersi dalle belve feroci, di mangiare cibi cotti e, non dimentichiamolo, di coniare moneta, viene narrato come furto agli dei. Il titano Prometeo deve avventurarsi fin sull’Olimpo per rubare la scintilla che Zeus, in uno scatto d’ira, aveva tolto agli uomini. Il titano osa parecchio, sfida consuetudini e divieti, va oltre le vie usate; per farlo, deve saper ingannare, cosa che pagherà duramente. In greco Prometeo significa colui che capisce, pensa, immagina prima degli altri. Tutto il contrario del fratello Epimeteo, colui che capisce un po’ tardi, a cose fatte. Il titano sta dalla parte degli uomini perché li ha generati impastando acqua e fango come un vasaio, la stessa immagine che troviamo nella Bibbia. Nell’invenzione del fuoco, nel dono che Prometeo fa agli uomini, c’è un evidente sapore femminile. Prometeo genera, Prometeo dona. Epimeteo, che non vede a un palmo dal naso, apre il vaso di Pandora, “donando” agli uomini malattie e disgrazie. Non pago di averla combinata grossa, sposerà Pandora. Altra storia, altre disgrazie…

Utile

Il riferimento al fuoco ci indirizza a un altro elemento che contraddistingue l’invenzione: l’utilità. Una scoperta non sempre reca con sé profitto, aumenta certo la conoscenza ma non necessariamente migliora le sorti dell’umanità. L’invenzione invece fa fare passi avanti in campo sociale, tecnico, industriale e financo militare, come nel caso della polvere da sparo evocata da Kant, o della “posta aerea” di Francesco Zignoni a metà ‘600. In questo caso l’invenzione si apparenta con la pratica, cosa che richiama la definizione che Leonardo dà di sé come ««omo sanza lettere». Il suo “CV” a Ludovico il Moro – siamo nel 1482 – si apre con queste parole:  «Avendo, Signor mio Illustrissimo, visto et considerato oramai ad sufficienzia le prove di tutti quelli che si reputono maestri et compositori de instrumenti bellici, et che le invenzione e operazione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune uso, mi exforzerò, non derogando a nessuno altro, farmi intender da V. Excellentia, aprendo a quella li secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi opportuni, operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevità in parte saranno qui di sotto notate (et anchora in molte più secondo le occurrentie de’ diversi casi etcetera)…».

Misura

Più in generale, l’invenzione si apparenta con la storia dell’umanità, dai primissimi utensili ai sempre più invasivi beni di consumo. In chiave legale, ogni invenzione è tutelata dal codice civile, che grazie ai brevetti regola il diritto esclusivo di esercitarla. Utile a parte, qual è il coefficiente migliore per misurare un’invenzione? Le classifiche stilate da più parti sembrano indicare due fattori: l’impatto sociale e la durata nel tempo. Insomma, un’invenzione è davvero tale quando rompe l’equilibrio precedente e dura nel tempo. Si pensi al libro: sostituisce il rotolo di papiro e il modo fin lì usato per leggere e immagazzinare il sapere. È un’invenzione propria del cristianesimo, che sarà via via perfezionata, dai codici miniati fino alla stampa, per alcuni si tratta della più importante invenzione dell’umanità.

Una Bibbia stampata da Johannes Gutenberg

Fantasia

L’invenzione ha anche a che fare anche con la fantasia, con la capacità cioè di concepire, comporre qualcosa di nuovo. Fantasia da non confondere con immaginazione: l’immaginazione è il processo di produzione delle immagini mentali, mentre la fantasia richiama la combinazione creativa delle stesse. Insomma, in questo caso inventare sta per creare in modo originale e sorprendente. Alla domanda che cosa fa propriamente l’artista, Manzoni risponde: «Ebbene, dirò che inventa». È come se il termine si biforcasse: da un lato la scienza e la tecnica, dall’altro letteratura e arti. Ma il nucleo originale sta sempre e comunque nella sua intima natura generativa. L’invenzione è “cosa femminile” anche quando sono i maschi a darle vita.

Genesi

Il punto di incontro tra l’invenzione pratica e la creazione artistica lo possiamo trovare nella Bibbia. Nel Genesi, in particolare, la Parola divina dà luogo al mondo e alle stelle, agli uomini e agli animali. L’invenzione è suprema creazione; la Parola, il divino flatus vocis, è comune origine di ogni cosa e persona. Da qui il rispetto profondo che si deve al creato, dalla semplice pietra all’essere più evoluto. Pensare al mondo come invenzione, peraltro sempre in corso, racchiude in sé una ulteriore valenza. Accanto e oltre scienza e letteratura, arte e tecnologia, la fede si unisce al coro di prospettive da cui l’invenzione va riguardata e intesa.

Inventori

L’inventore percorre strade poco note, controcorrente, non di rado venendo osteggiato e deriso, talvolta persino sacrificato. Eppure, realizza qualcosa di utile agli uomini, e non è detto che ne tragga giovamento. Lo si definisce come genio, termine che deriva dal verbo latino geno, ovvero genero, produco. Insomma, nei più svariati campi e discipline, il genio va oltre i propri limiti, talvolta sacrificando l’intera propria vita, e quella dei suoi cari, al risultato. L’invenzione è il frutto di un’incredibile concentrazione di tempo e di impegno; così come, all’inverso, ci sono inventori che raggiungono di slancio e come per caso quel che altri si sono affaticati invano a cercare. Il metodo di Leonardo, genio universale, consisteva nel fecondare una disciplina con l’altra, fino a generare qualcosa di stupefacente. Anche Bach, per insegnare l’indipendenza delle mani, componeva sonate con linee melodiche diverse, una per la mano destra, l’altra per la sinistra, chiamandole guarda caso invenzioni. Ma c’è anche un’altra strada per l’inventore: affrontare il problema in una modalità assolutamente contro evidente, da una prospettiva inedita. È il caso della corrente alternata ideata da Tesla, o della invenzione di Fosbury: era una atleta mediocre, ma vinse l’oro alle Olimpiadi saltando all’indietro. Inventò un nuovo stile di salto mettendo a frutto il suo talento di ingegnere. Insomma, un’invenzione nasce anche e soprattutto dalla combinazione creativa dei saperi e dal cambio radicali dei paradigmi.

Di epistemologia e paradigmi si è occupato Giulio Giorello. Ecco un mio ricordo del poliedrico filosofo milanese, che spaziava da Pippo a Popper.

Un salto di Dick Fosbury

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