Pasqua 1911, il primo volo su Bergamo

Léon Cheuret alla guida del suo Farman

«Il buon pubblico bergamasco sarà chiamato ad assistere ad uno dei più grandi, magnifici ed emozionanti spettacoli che si siano fino ad ora avuti sul bel cielo di Bergamo. Dovunque è fervore di vita e d’aspettazione». Così il foglio locale nel presentare il «triduo aviatorio», che tra il 16 e il 18 aprile 1911 calamitò migliaia di bergamaschi all’aerodromo di Osio Sotto, tutti «imbarilati su carrozze, vetture, breach, e camions-automobili, […] motociclette, biciclette, carri, carrozze, birocci e biroccini…. Una vera mostra campionaria, per le strade, del progresso della locomozione». Tre gli aviatori: Léon Cheuret e Battaglia Balilla, entrambi con un biplano Farman; Ciro Cirri con il monoplano Bleriot, costruito con le sue mani.

I voli di prova

Meno gente del previsto il giorno di Pasqua, sono più gli addetti alla sicurezza che gli spettatori paganti. Una mezza delusione, diciamo. Ma, ricorda saggiamente il giornale, «è troppo festa grande perché il pubblico si decida a disertare la famiglia». La giornata è bella ma ventosa, l’attesa per l’esibizione si fa snervante. Finalmente Cirri mette in moto l’elica, facendo volare a distanza le pagliette degli spettatori e mettendo a rischio i cappelloni e le cuffiette alla bebè delle gentili dame. Risate generali. Anche Cheuret balza sul mezzo. L’aeroplano, «trattenuto dalle robuste braccia dei meccanici, […] freme e si divincola quasi, avido di lanciarsi nello spazio, che è il suo naturale elemento». Finalmente il biplano del francese aggredisce la pista: «Eccolo in aria! Nel pubblico scoppiano vivi applausi». Tre giri di campo, circa 30 metri di altezza: così si compie il primo volo aereo in terra di Bergamo. Poi tocca a Ciro Cirri: tra gli evviva della folla sale e poi sale ancora fino a toccare, secondo il cronista, ben 200 metri di altezza, «con la leggerezza di una rondine». Impreparata al nuovo, la lingua si adatta: di volta in volta gli aerei vengono paragonati a «un grosso rondone», «un buon cavallo generoso», «un grande uccellaccio». Nonostante il vento, gli aviatori osano anche qualche volo con «passeggieri». Tra gli altri, il conte Giacomo Suardo, che sarà segretario generale del fascio bergamasco dal ’22 e fedelissimo di Mussolini a Roma fin dai giorni dell’omicidio Matteotti. «Altro che automobile!», esclama il Suardo appena messo piede a terra. Il novissimo aereo già relegava al passato il pur recentissimo mezzo a quattro ruote. Prende il volo anche Balilla Battaglia, nome e cognome già belli pronti per il Ventennio. Dietro di lui siede un giornalista, ma per via di una «panne» l’aereo precipita sopra un mucchio di sassi. Niente di grave, giusto un po’ di spago. Per la tensione la moglie del Battagli si scioglie in lacrime, e vorrei vedere.

Pasquaröla

Il giorno dopo il pubblico è finalmente degno dell’occasione, d’altronde la tradizione della gita in occasione della Pasquaröla affondava nella notte dei tempi. Come ancor oggi accade (o per meglio dire sarebbe bello che potesse accadere), le famiglie all’aria aperta mangiavano qualcosa di semplice, in particolare sicórie e ciape de öf, cicorie e uova sode. Era usanza che le donne quel giorno non cucinassero, era l’unico in tutto l’anno. Le ragazze invitavano alla scampagnata i fidanzati, cui regalavano, custodite in un fazzoletto da loro ricamato, le uova benedette il Sabato Santo. Altrettanto semplicemente, alla Secaröla, cioè sotto Natale, i ragazzi avevano regalato alle promesse noci, nespole, uva passa. Il seme come promessa di vita a Natale, l’uovo come promessa di risurrezione a Pasqua. Ecco, immaginiamoci centinaia di famiglie e chissà quanti curiosi che, con i mezzi più vari, si recano al campo di volo, in attesa di qualcosa di unico e speciale. E così fu.

Sul bel cielo di Bergamo

Ciro Cirri, infatti, quel giorno decise di osare. Appena decollato, si diresse risoluto verso Bergamo, sorvolando la città per la prima volta in assoluto. «Il più bel volo compiuto sinora in Italia» a giudizio dell’ingegner Thouvenot, Direttore della scuola d’Aviazione di Cameri: ben 48 minuti in volo senza sosta, una media di circa 95 km orari, altezza massima raggiunta circa 1300 metri. Seguito dai giornalisti in automobile, che faticano eccome a stargli dietro, l’aereo di Cirri si precipita «come un dardo su Bergamo affollatissima e che pareva persino in subbuglio». La sorpresa fu enorme, anche perché fino all’ultimo non era affatto certo che l’aviatore avrebbe tentato l’impresa. Al ritorno, in assenza di strumenti adeguati, Cirri si perde, ingannato da una colonna di fumo verso Milano, che aveva scambiato per quella approntata ad Osio per agevolargli il rientro. Il passaggio per «quel cielo di Lombardia, così bello quand’è bello», come scrive il Manzoni, sconvolge gli abitanti delle campagne: «Tutti i contadini, uomini, donne, ragazzi erano fuori a guardare», dirà poi al cronista. «Sembravano tutti istupiditi. Non sapevano persuadersi ch’era un uomo che volava alto nel puro azzurro del cielo, nel gran mondo nuovo che fino ad ieri era rimasto dominio incontrastato degli uccelli. L’arioplano, l’arioplano! – si gridava». Per sua fortuna, Cirri incrocia nuovamente la pattuglia dei giornalisti in vettura e si dirige verso il campo base, dove atterra nel tripudio generale.

Ciro Cirri

In quel triduo pasquale del 1911 la moderna tecnologia aveva esibito tutta la sua potenza, con un chiaro avvertimento: il mondo sta cambiando in fretta. Troppo in fretta, potremmo dire con il senno di poi. Quattro anni dopo, il 24 maggio 1915, ci avrebbe pensato la Grande Guerra a smorzare certi facili entusiasmi: oltre 12mila bergamaschi persero la vita nel conflitto, e pensate che a cent’anni di distanza il dato non è ancora definitivo. Ma torniamo all’eroe di quel giorno. Il 28 maggio, poco più di un mese dopo la sua fantastica impresa, Cirri perdeva la vita a Voghera, tradito da un’avaria al suo Bleriot. Bergamo non ha mai pensato di intitolargli una via, e a quel che mi risulta nemmeno la sua città natale, Genova, lo ha fatto. Faccio una proposta: che ne direste di dedicare a Ciro Cirri una porzione del cielo sopra le Mura?

Cartolina in memoria di Ciro Cirri, particolare

Qui si narra di una competizione che vide protagonista la prima automobile bergamasca, Esperia. È il primo capitolo del romanzo della mia trilogia dedicata a 40 anni di storia bergamasca.

Permalink link a questo articolo: https://www.claudiocalzana.it/2021/04/pasqua-1911-il-primo-volo-sul-cielo-di-bergamo/

3 commenti

  1. Grazie, Pietro. Se queste mie storie dovessero piacere magari replico. Fatemi sapere

      • Pietro il 4 Aprile 2021 alle 08:37
      • Rispondi

      Per me certo che sì!

    • Pietro il 4 Aprile 2021 alle 08:27
    • Rispondi

    Ma non lo sapevo! Che storia incredibile! Grazie per averla raccontata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.