La mia prima quercia

Joachim Patinir (1485-1524), Moltiplicazione dei pani e dei pesci, (part.)

Un mese fa ero ad ascoltare la conferenza di Stefano Mancuso, botanico di fama internazionale, ospite a Bergamo della rassegna curata da Molte Fedi. In un paio di occasioni mi è capitato di chiacchierare a lungo con lui, ricordo di quando mi raccontava che i suoi studenti americani erano pronti a riconoscere animali uomini oggetti dalle immagini che lui proponeva loro, ma mai che riconoscessero gli alberi. Cioè, di fronte a una diapositiva con una bella foresta tropicale, per dire, sostenevano che quell’immagine non mostrava nulla. «Il problema è tutto qui», mi diceva. «Finché i giovani non “vedranno” le piante, sarà difficile risolvere il problema di questo nostro pianeta», cioè il surriscaldamento globale.

Il mutuo appoggio

Proprio Mancuso ha più volte ribadito che «mentre gli animali hanno, come spinta primordiale, quella di dover sopraffare altri esseri viventi per sopravvivere, le piante hanno al contrario la necessità di unirsi agli altri per esistere. Per questo hanno sviluppato il “mutuo appoggio” non soltanto con le altre piante, ma anche con tutti gli altri esseri viventi». Le piante rappresentano dunque un modello di riferimento decisivo per la vita sul nostro pianeta; con parole diverse, ma non dissimili, la vedeva Baudelaire in Corrispondenze, poesia che si trova tra le prime pagine dei suoi Fiori del male (1857):

È un tempio la Natura ove viventi 
pilastri a volte confuse parole 
mandano fuori; la attraversa l’uomo 
tra foreste di simboli dagli occhi 
familiari. I profumi e i colori 
e i suoni si rispondono come echi
lunghi che di lontano si confondono 
in unità profonda e tenebrosa, 
vasta come la notte ed il chiarore. 
(Feltrinelli 1981, traduzione di Luigi de Nardis) 

Mille miliardi di alberi

Non è solo una questione di mutua assistenza tra esseri viventi. Se vogliamo ridurre la quota di CO2 sul pianeta la soluzione non è semplice, ha detto Mancuso a Molte Fedi, ma ce la potremmo fare mettendo a dimora quanto prima mille, meglio mille cinquecento miliardi di piante, indicazione ribadita anche da Draghi durante il recente G20 di Roma. Diamine, mi son detto: 1000 miliardi di alberi è un numero enorme, anche solo pensando a dove piantarli, visto il livello di antropizzazione crescente. Ce la faremo? Tutto sta a partire presto e bene. Ed ecco che cade a proposito la splendida iniziativa del Circolo ACLI di Stezzano, che invita ad adottare una quercia: obiettivo, ripristinare il bosco di querce nell’area del Santuario della Madonna dei Campi. Un progetto che guarda avanti, e allo stesso tempo si richiama a quando boschi e città si integravano e molte specie di piante ornavano le aree urbane, anche per iniziativa dei privati. Ne troviamo traccia in diversa letteratura del nostro Novecento, ad esempio ne Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani.

«… il giardino, o per essere più precisi il parco sterminato che circondava casa Finzi-Contini prima della guerra, e spaziava per quasi dieci ettari fin sotto la Mura degli Angeli, da una parte, e fino alla Barriera di Porta San Benedetto, dall’altra, rappresentando di per sé qualcosa di raro, di eccezionale (le Guide del Touring del primo Novecento non mancavano mai di darne conto, con un tono curioso, tra lirico e mondano), oggi non esiste più, alla lettera. Tutti gli alberi di grosso fusto, tigli, olmi, faggi, pioppi, platani, ippocastani, pini, abeti, larici, cedri del Libano, cipressi, querce, lecci, e perfino palme ed eucalipti, fatti piantare a centinaia da Josette Artom, durante gli ultimi due anni di guerra sono stati abbattuti per ricavarne legna da ardere, e il terreno è già tornato da un pezzo come era una volta, quando Moisè Finzi-Contini lo acquistò dai marchesi Avogli: uno dei tanti grandi orti compresi dentro le mura urbane».

Querce a Stezzano

Ho aderito subito al progetto di Stezzano, adottando la mia prima quercia. Anzi, ne avrei adottato più d’una, ma la domanda è stata tale – mi ha raccontato Stefano Bertoncello, presidente delle Acli di Stezzano – che si è preferito distribuire le richieste su più occasioni. Le querce – alte circa 3-4 metri ciascuna – sono state messe a dimora esternamente al perimetro del Santuario, lungo la strada sterrata che raggiunge i due edifici posti nel lato sud del colonnato; è un primo passo concreto per la rigenerazione del bosco, per invertire la tendenza che premia chissà perché sempre il cemento. L’iniziativa vede la collaborazione e il sostegno di diverse realtà: la parrocchia di Stezzano, l’Ufficio della Pastorale sociale della Diocesi di Bergamo, il Parco agricolo ed ecologico della Madonna dei Campi, le Cooperative sociali di Stezzano «EcoSviluppo» e «della Comunità», il tutto con il patrocinio del Comune. Le “finestre” temporali per adottare le querce sono due: novembre e febbraio. «Pianteremo le prime querce, della specie farnia, in occasione della Giornata mondiale dell’albero: proseguiremo nella settimana successiva per un totale di venti piante» ha detto all’Eco Nicola Leidi, tecnico della Cooperativa della Comunità di Stezzano. L’inaugurazione si terrà domenica 21 novembre alle 12, in occasione della Giornata mondiale dell’Albero.

Ora, sento già qualcuno che si lamenta: ma come, cosa vuoi che siano 20 piante rispetto ai mille miliardi di alberi necessari? Non sono neanche una goccia nel mare…. Eh no, cari miei, in questo caso quel che serve è fare il primo passo, e soprattutto farlo nella giusta direzione. A proposito di lamenti, vi ricordate che cosa risponde Dio allo sfogo di Giobbe? Inizialmente tace, poi placa i dolori dell’uomo magnificando il creato in ogni sua espressione (Giob, 38). Ecco, questa è la risposta del Signore all’uomo che si sente tradito: la terra è meravigliosa, e va non solo coltivata, ma anche custodita. In Isaia, questa dimensione si fa metafora nuziale: «Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo» (Is 62,4). Un’eco che si riverbera in padre Turoldo, quando in Alle laudi scrive:

Noi siamo terra orante:
nostra sorella e nutrice
la terra, madre che germoglia
unitamente
alle eterne radici…

——–
Invito tutti voi ad aderire a questa iniziativa: ogni quercia costa 150 euro, e per ogni albero messo a dimora è previsto un certificato che ne attesta l’adozione. È inoltre possibile dedicare la quercia a memoria di una persona cara. Per maggiori informazioni potete chiamare il 335 1329229 o scrivere a aclistezzano@gmail.com.


Il pensiero ecologico profondo dei Pellerossa.

Il secolare faggio del Piancone.

Domenica 21.11.2021: il filare delle nuove querce Farnie di Stezzano.

2 Commenti

  • Macchia Nera Posted 30 Novembre 2021 11:45

    Mille miliardi è un numero che fa impressione ma fa ancora più impressione il fatto che decisioni così importanti vengano sempre rimandate. Quando il tempo scadrà non ci saranno più alternative. E le scuse son finite da un pezzo

  • Pgreco65 Posted 17 Novembre 2021 16:27

    Bellissima storia e idea, mi collego anche io

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