Pellerossa tra storia e mito

È soltanto con il secolo dei Lumi che i Pellerossa entrano prepotentemente nell’immaginario europeo. Buona parte delle descrizioni degli Indiani d’America derivano dall’opera di un Gesuita francese, Padre Lafitau, che si era appunto occupato dei costumi dei “selvaggi americani”. Siamo a inizio Settecento. Negli stessi anni il Barone di Lahontan compone i suoi Dialoghi con un selvaggio: il Pellerossa Adario è un uomo equilibrato, libero e felice, la sua religione è semplice e per nulla formale, la comunità indiana basata su pochi e sani principi, il rispetto della natura è semplice e al contempo assoluto.

Impegnato a far chiarezza sulle forme di governo, il secolo dei Lumi si interroga se il potere costituito, gli stati, le monarchie ereditarie abbiano o meno il diritto di imporsi ai popoli, se il modello politico occidentale (la monarchia assoluta) sia l’unica forma possibile di vita politica, o se esistano alternative praticabili. L’Indiano è perfetto allo scopo, diviene il “buon selvaggio”, e incarna quell’ideale di libertà che consente ai filosofi del tempo di lanciare vibranti critiche al sistema politico degli stati occidentali. È L’Ingenuo del romanzo filosofico di Voltaire. Praticando il semplice buon senso, usi e costumi indiscussi e indiscutibili dalle nostre parti vengono messi alla berlina. Il modello è lo stesso delle Lettere persiane di Montesquieu (1721): l’ospite straniero – alter ego dell’autore – non può esimersi dal dire ciò che il buon senso gli suggerisce a proposito di quanto vede in Europa. Lo stupore del semplice abitante di altri luoghi – prudentemente lontani – si trasforma immediatamente nello stupore di chi legge quei testi, invitato com’è a riguardare le cose con l’occhio di uno straniero.

In ogni caso, come accadde a suo tempo per le popolazioni del Sud e Centro America, anche in questo caso il fraintendimento degli Indiani è palese. Vale anche in questo caso la sintesi di Todorov: «Colombo ha scoperto l’America, non gli Americani». (La conquista dell’America). Il metodo è lo stesso, e le conseguenze pure. Come per le popolazioni precolombiane, così per gli Indiani d’America la comprensione della loro cultura è semmai funzionale alla logica della sottomissione. Gli indigeni non vengono compresi, semmai impiegati per dimostrare una tesi.  Le conseguenze saranno molteplici. Ne scegliamo una poco praticata, ma non meno importante: quella relativa all’ambiente naturale. Lo storico americano William Cronon (La terra trasformata) afferma che l’invasione europea fu l’agente principale del profondo cambiamento ambientale dell’ecosistema americano. Al sistema antico di villaggio, basato su un’agricoltura nomade e sulle attività di caccia e di raccolta, subentra un’agricoltura dedita alla coltivazione e all’allevamento di animali domestici, in unità produttive familiari ristrette entro confini fissi di proprietà e collegate ai mercati commerciali. I coloni, insomma, vedevano nella terra e negli animali dei beni, mentre gli Indiani si limitavano a vedere, molto più modernamente, delle risorse, alle quali prestare rispetto e attenzione.

I Pellerossa, insomma, sono portatori di un’attenzione profonda alla terra, sono uno tra i primi popoli che sa consapevolmente esprimere una profonda e sentita cultura ecologica. Una dimensione spirituale che ritroviamo in due libri per certi versi opposti, ma comunque eccezionali. Alce nero parla, dove il vecchio stregone Sioux racconta (siamo negli anni ’30 del Novecento) la sua visione intensamente metafisica del mondo e della natura. E Strade blu, dove quasi mezzo secolo più tardi William Trogdon ci racconta l’America decentrata e provinciale con occhi disincantati e insieme puri. Gli occhi di un mezzo Pellerossa che per questo viaggio ha voluto recuperare il suo nome indiano, Least Heat-Moon.


I Gialli Mondadori, la collana con la massima presenza di Autori americani.

1 Commento

  • Giuseppe Amalfi Posted 4 Settembre 2021 20:37

    Una civiltà unica e straordinaria che l’uomo bianco, con la sua presunzione, con l’arroganza e soprattutto la violenza, ha sterminato e ridotto in catene. Ho l’età per ricordare Navajos chiedere la carità con la mano tesa, ma la testa girata dall’altra parte per la vergogna. La sola idea che in America esistano delle riserve indiane mi fa indignare, sono cose che proprio non riesco a concepire. Giusto portare l’accento sul popolo rosso, avessero vinto loro avrebbe vinto anche il pianeta. Grazie

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