La vita di provincia secondo Tommaso Landolfi

Tommaso Landolfi (1908-1979)

I miei romanzi sono nati in provincia, né saprei fare altro. Senza la mia città, la mia terra, son certo che mi verrebbe meno l’ispirazione. Sono convinto che qualunque storia che valga la pena di venir raccontata in provincia abbia un sapore diverso, a mio gusto migliore. La provincia mi è dunque cornice naturale e necessaria, senza la quale, confesso, non riuscirei a mettere in fila le parole, a dar voce a personaggi e storie.

In un passo del suo racconto Ombre, Tommaso Landolfi descrive la vita di provincia a partire dalla pelle, e voce, di una donna. Il brano è un saggio di prosa sublime, una prova d’autore volta non a stupire, come nel caso del suo racconto più incomprensibile e bizzarro, La passeggiata, ma a colpire nel segno con inusitata precisione lessicale. Da notare, il ritmo sincopato dettato dalle numerose virgole, a suggerire l’incipiente mistero. Perché la provincia è un po’ così, indolente e misteriosa. Landolfi, che si definiva «rappresentante genuino della gloriosa nobiltà meridionale», la fotografa con chirurgica precisione e una evidente adesione sentimentale.

«Ripresero poco dopo, in un’altra sala dove, ormai, li avevo di proposito seguiti. Per quella virtù fosforica, cui ho già accennato, della sua pelle, potevo distinguere assai chiaramente tutti i gesti di lei punto e, poi che stavolta si era un poco sciolta, quella voce ricca e vibrata, fremente di tratto in tratto, appariva la voce stessa della provincia cupa e ardente, con le sue passioni invincibili e segrete, coi suoi orgogli, le sue infinite complicazioni, i suoi inceppamenti, le sue difficoltà di espressione, i suoi abbandoni senza speranza, le sue verginità indomabili e gelose, fatte pegno di superiore dignità, la forza selvaggia delle sue convenzioni, che tutto brucia e cui tutto si può sacrificare, coi suoi triti doveri. L’esaltante provincia, dico, dove non esistono soluzioni “pratiche razionali”, e che tengan conto dei diritti dell’uomo o della donna, dove disumanamente e nobilmente si muore per un puntiglio, e ci si può perdere per una parola; dove tutto importa, dove il linguaggio stesso è un’eco di tempi meno volgari».

Qui trovate altri Grandi Autori Dimenticati Da Anni, ovvero i miei personalissimi g.a.d.d.a.

Permalink link a questo articolo: https://www.claudiocalzana.it/2021/04/la-vita-di-provincia-secondo-tommaso-landolfi/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.