Il mio primo libro

Una sera a tavola, mia madre dice a mio padre che so leggere. Vengo esentato dalla prova anche se ho poco più di tre anni, ovvero non mi ricordo se mi hanno fatto esibire, facile che sì. Morale, il giorno dopo appare un libro illustrato, me lo ricordo come se fosse ora: la storia di Pecos Bill e della sua fidanzata. Lui al lazo prendeva sempre tutto, cavalli nemici vitelli, senonché la fidanzata sale su un cavallo con la sella a molle – o roba del genere, non pretendete troppo dalla mia memoria – e lei salta salta fino in cielo. Pecos non riesce a prenderla al lazo e rimane solo: la vede sulla luna, come una macchia lontana. Mi rendo conto che non era proprio un libro felice per un bambino, fatto sta che me lo ricordo per filo e per segno, incluse le illustrazioni. Mi rammento benissimo anche dove ero a leggerlo: sdraiato per terra, in corridoio, mentre la domestica (la Elis) tirava la lucidatrice. Ricordo il piacere di leggere senza altro pensiero, ricordo che la Elis mi disegnò il profilo con l’elettrodomestico, io da lì non mi muovevo più; e rammento pure la piccola scossa che mi sono preso – mio padre le chiamava “fasi” queste scosse qui – dalla lucidatrice sul pavimento umido. Sì, per me primo libro è uguale a scossa; e leggere somiglia a catturare qualcosa con il lazo.

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