Giallo, la forza di un colore

Non chiedetemi quanti anni sono passati, ero adolescente quindi ci siamo capiti. La professoressa di inglese stava indagando quali libri piacessero a noi giovani virgulti. Alzo la mano e balbetto un memorabile «I like yellow books». Frase che a grammatica starebbe anche a bolla, ma non a contenuto. Giustamente ella mi fulmina e riprende: «Detective stories, do you mean?». In effetti, i «Gialli» erano e sono soltanto cosa nostra. Tutta colpa di Mondadori che nel 1929 pubblicava il primo titolo con un esagono rosso (poi sostituito dal tondo) su una copertina giallo abbagliante; una collana promossa da una pubblicità di quelle che lasciano il segno: «Questo libro non vi lascerà dormire!». E tutti gli Italiani a divorare i primi quattro libri della serie: Van Dine con il suo raffinato Philo Vance, Edgar Wallace, Anne Katherine Green, che per prima ha etichettato il suo romanzo come «detective story», e alcuni racconti di Robert Luis Stevenson, «Dottor Jekyll e mister Hyde» incluso. Queste prime uscite totalizzarono oltre 50mila copie, al 75° volume della serie venne superato il milione e mezzo. Un successo inaudito per libri spesso di pregevole scrittura, tanto da non meritare affatto l’angusto confine della letteratura di genere.

Numeri e numi

Oltre novant’anni dopo quel folgorante esordio, e sempre nel segno del giallo, oggi la collana sforna una quarantina di titoli l’anno, con un venduto stimato in circa 150mila copie. Superate di gran lunga le 3000 uscite nella serie base, a cui vanno aggiunti circa 1500 titoli nei Classici e un migliaio tra pubblicazioni speciali e per occasioni varie. Cifre da capogiro. Facciamo qualche nome, giusto un assaggio altrimenti si fa notte: Agatha Christie con Hercule Poirot e Miss Marple; Sir Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes; Ellery Queen, il mio preferito di allora; Rex Stout con Nero Wolfe; Erle Stanley Gardner con Perry Mason; Georges Simenon e il fido Maigret; Ed McBain e il suo 87° Distretto; e ancora Dashiell Hammett, Raymond Chandler, James Hadley Chase, Mike Spillane… Italiani niente? E no, italiani eccome! Nel 2019 il compleanno della collana è stato festeggiato con «Km 123» di Andrea Camilleri (corredato da un bel saggio dello scrittore recentemente scomparso, «Difesa di un colore»); negli anni precedenti sono comparsi autori del calibro di Ezio D’Errico, Giorgio Scerbanenco (poi sceneggiatore di Sergio Leone), Carlo Lucarelli, Loriano Machiavelli (insieme a Francesco Guccini).

Tutti i colori del giallo

Ma proviamo ad andare oltre i libri: che vi viene in mente alla voce «giallo»? In ordine sparso, mi immagino saltar fuori i taxi di New York, le matite, le Pagine omonime, il Nesquik, la maglia del Tour, le palline da tennis, il Buddismo, la Cina… Come per i libri della Mondadori, in tutti questi casi la scelta del colore si è imposta strada facendo fino a diventare tutt’uno con l’oggetto in questione. Per i taxi si preferisce il giallo perché è il colore più visibile da lontano; gialle erano le prime matite realizzate dalla Koh-I-Noor nel 1893, e ancor oggi i due terzi delle matite prodotte nel mondo sono di questo colore; le Pagine Gialle devono il loro nome al fatto che il primo editore americano aveva a magazzino uno stock inverosimile di carta di questa tinta, un po’ come capitò a Garibaldi con le sue camicie rosse; il colore delle confezioni del Nesquik ha «bucato» lo scaffale colazioni; la maglia del Tour deriva dal colore della carta del giornale sportivo che lo promosse, proprio come accade da noi per il Giro; prima dell’avvento della tv, le palline da tennis erano bianche o nere, poi il video ha imposto le sue regole; nella cultura buddista, questa tinta richiama la «dottrina di mezzo», la saggezza che rifugge da qualsiasi estremo; per i Cinesi, infine, il giallo è segno di buon gusto, purezza, ricchezza e autorità, tanto da risultare il colore per eccellenza dell’imperatore. E per chi non fosse ancora sazio: il primo risotto che compare su Google è quello alla milanese; se i Simpson non fossero di quel giallo acceso, scelto per arginare lo zapping, manco li riconosceremmo; girasoli e campi di grano sono l’emblema di van Gogh, il pittore che voleva imbrigliare la luce. «Il giallo occupa un ventesimo dello spettro, ma è il colore più brillante», ricorda Derek Jarman, regista e pittore.

La forza di un colore

Anche se abbinato per caso a un certo prodotto, nel momento in cui un colore si impone sui gusti o sul mercato arriva a far tutt’uno con l’oggetto che riveste. Scrive acutamente Riccardo Falcinelli in «Cromorama» (Einaudi): «Nella società attuale […] il colore non è solo una sensazione né un mero attributo delle cose. Il colore è spesso un’idea o un’aspettativa. Ovvero certe tinte diventano tutt’uno con gli oggetti che le indossano al punto che è difficile pensarli altrimenti. Non a caso, se proviamo a cercare l’immagine di una matita su Google le prime che compaiono sono gialle. […] La matita gialla è insomma più matita di qualsiasi altra. È un archetipo, un modello mentale a cui rapportiamo tutti gli altri». Il colore sta in superficie, certo, ma in diversi casi determina l’identità dell’oggetto che riveste, proprio come accade per i Gialli Mondadori. Il perdurante successo di questa collana ha fatto sì che per noi italiani il giallo identifichi senz’ombra di dubbio le storie dedicate al crimine; al punto da rendere semplicemente profetica una frase attribuita a Goethe: «Il giallo è una luce che è stata attenuata dalle tenebre».


A proposito di giallo: una libreria color dell’oro.

3 Commenti

  • Claudio Posted 15 Agosto 2021 11:34

    Faccio sempre una certa fatica a distinguere tra “gialli” e “noir”. Capisco però che una copertina nera presenti qualche difficoltà di gestione per cui … ben vengano i gialli specie se di qualità (in questo caso penso ad esempio a Scerbanenco e a Ed McBain). Comunque un articolo di sicuro interesse, grazie.

    • claudio calzana Posted 15 Agosto 2021 13:18

      Caro Claudio, grazie per l’apprezzamento. Quanto al tema di fondo, hai perfettamente ragione. Anzi: mi sa che oggi i noir si sono “mangiati” i gialli, per esigenze di truculenza cinematografica, immagino. Sto pensando in particolare al mercato americano, ma anche a qualche seguace nostrano, dove i serial killer la fanno da padroni. Altro tema è la serialità commissariale, alla Montalbano per intenderci; dove un prodotto, il giallo classico, fatto per destabilizzare il lettore, finisce che lo tranquillizza grazie alle innumerevoli puntate, e immancabili soluzioni del caso. Ma questo è un altro discorso, e chissà dove ci porterebbe…

  • Agnese Posted 28 Luglio 2021 16:22

    Strano che il colore del sole sia stato scelto per una collana con delitti e indagini. Eppure ha funzionato!

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