Il romanzo è morto, viva il romanzo

Qualche giorno fa, il 21 giugno per la precisione, un mio anonimo lettore ha commentato un mio post dedicato al fatto che Amazon sta vendendo più eBook che libri di carta. Un pezzo dalla pessimistica vena. Sentite come inizia:

“Il problema della pirateria è cruciale, drammatico, oserei dire tragico. Non solo sarà possibile piratare libri già in formato e-book, ma anche libri cartacei, una volta scannerizzati da un paziente pirata, potranno essere diffusi su supporto elettronico. Se non si fa qualcosa in fretta prevedo la fine, ripeto LA FINE, della narrativa come noi la conosciamo entro 10-15 anni”.

Ora, non è detto che tra la pirateria e la fine della narrativa ci debba essere un rapporto stretto. O meglio: la parentela esiste, ma non per quanto attiene al contenuto dei romanzi, semmai alla loro fruizione. Lenta, su carta, veloce e compulsiva su altri strumenti elettronici. Prosegue infatti il lettore:

“Del resto, già oggi il romanzo, come forma di intrattenimento, è quantomai anacronistico. Oggi il mondo richiede informazioni veloci, immediatamente accessibili e subito superabili. Richiede interattività, richiede condivisione. Il romanzo è l’esatta antitesi di tutto ciò: è l’apoteosi della lentezza, della meditazione (per leggere un romanzo, nella migliore delle ipotesi, ci vogliono ore se non giorni), della sedimentazione dei concetti, delle scene e delle idee”

Già, siamo sempre più nel secolo della velocità, come diceva Mark Twain a proposito del Novecento, periodo che potremmo contrapporre facilmente al secolo della profondità, l’Ottocento. Mica per niente oggi si sente sempre più cantare l’elogio della superficie. Secondo il mio anonimo lettore, il pericolo della instaurazione di una realtà virtuale sempre più aggressiva è alle porte. Lo potremmo chiamare “virtualismo”, quella forma di aggregazione falsa e fatua che funziona per succedanei. La community si sostituisce al dialogo vero e fecondo, il giocatore al lettore. Conclude il commento:

Quando “prenderà piede la vera e propria ‘realtà virtuale’… ci si infilerà un caschetto in testa con paraocchi, si indosserà una tutina ricoperta di contatti e si entrerà direttamente nelle storie, vivendole da protagonista. E i libri, i cari vecchi romanzi che piacciono tanto a quelli come noi? Sepolti e dimenticati, come lo saremo noi, i nostri sogni e il nostro mondo tra poche manciate di decenni. Non è pessimismo, è realtà dei fatti. Il mondo cambia, l’era del libro è prossima al tramonto. Facciamocene una ragione”.

Ecco, io non legherei l’avvento di nuovi strumenti di fruizione della lettura al tramonto delle forme narrative e nemmeno al tramonto del libro. Facile che il libro come l’abbiamo conosciuto fin qui avrà sempre meno cittadinanza, ovvero sarà sempre meno l’oggetto unico dell’apprendimento. Si apprenderà per altri modi e vie, probabilmente a discapito delle competenze critiche che solo la lettura sa coltivare. E questo è un male. Ma potrebbe pure essere che qualche assaggio di libro elettronico ci faccia venir voglia di libro vero. Magari mi illudo, ma per ora non mi scanso da qui. E mi convinco, da autore e da lettore, che del romanzo ci sia e sempre ci sarà un bisogno profondo: in particolare per quel che un testo narrativo produce in chi lo legge, per quel circuito virtuoso che una buona storia sa generare tra quel che leggo e quel che vivo. Insomma, il romanzo godrà buona salute – o non sarà ancora perfettamente morto, per rubare una bella espressione di Giorgio Ficara – fin quando non ci sarà qualche altro sistema a portata di mano per condurre questa particolare forma di dialogo e confronto. Fino a quando inciamperemo in qualche romanzo che ci parla anche di noi – pur non avendo chiaro se il romanzo sia racconto e basta, oppure storia, o personaggio, magari critica, riflessione, svago, informazione, gioco – il romanzo pulsa, eccome. Ovvero fin quando non sentiremo più quella necessità di metterci alla prova, anestetizzati d’altro, e soli.

 

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2 commenti

    • Claudio Calzana il 5 Luglio 2011 alle 13:23
    • Rispondi

    Abbiamo bisogno di solitudine creativa, sì. E di uno schermo fatto di pagine che ci protegga dal mondo e dalle sue offese.

    • mariangela il 1 Luglio 2011 alle 13:00
    • Rispondi

    Un romanzo dà informazioni o suggestioni? La seconda che ho detto, direi. Per le informazioni, ok. Internet è imbattibile in velocità. Gli instant book divulgativi e i vari pamphlet di consumo, poi, li leggeremo in e-book, risparmiandoci il dilemma: lo butto o lo conservo? La stragrande maggioranza di loro non merita i centimetri quadrati che occupa in una libreria (sto pensando, tra gli altri, ai politici scrittori e a Bruno Vespa). Ma una suggestione è possibile che ci arrivi da uno schermo baluginante? Direi di no.

    E allora, fiabe lette ai bimbi. Libri a go-go in regalo. Rispetto da parte delle mamme per i libri del cuore conservati dai figli. Il libro ha una qualità che mai lo schermo sempre uguale di un IPad potrà avere: basta guardarlo lì dove è riposto e la suggestione ritorna immutata "come fosse la prima volta". E' un ricordo di giorni e anni passati che si può toccare.

    Ancora, gratificazioni e incoraggiamento per la scelta di un figlio che si apparta per leggere. E, allora, leggere resterà una piacevole fuga di cui tutti abbiamo bisogno, di quando in quando. Un libro in mano manda al mondo un segnale preciso: "Sto leggendo, non mi disturbare". E' un momento che si attende con desiderio ("…ma durante le vacanze di Natale questi libri li voglio leggere proprio tutti!"). Insomma, l'amore precoce per i momenti di solitudine creativa, che solo un libro può dare e, soprattutto, insegnare, forse ritarderà la fine della carta stampata. Che, magari, non arriverà mai.

    Del resto, anche le zeppe, le minigonne e il kajal vanno e vengono. Ma non tramontano…

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