Il romanzo della memoria

Ogni tanto ci riprovo, ma so già che non arriverò mai in fondo. Mi riferisco al velleitario progetto di schedare per argomento i libri della mia biblioteca. Già dopo pochi volumi mi rendo conto dell’inutilità dell’impresa, perché un libro è un poligono a più facce, anzi infinite, e allora proprio non ha senso ridurlo a qualche voce, per tacer dell’insulto di fargli dire a forza quel che pretendi; però, scheda che ti rischeda, per fortuna inciampi sempre in qualche libro che nemmeno ricordavi, di quelli che invitano allo sfoglio; e ci trovi anche delle note a margine, a futura memoria e agnizione. Uno di questi è opera di un’autrice dal nome bizzarro, sembra uno scioglilingua. Di sicuro non è uno pseudonimo, nemmeno il più scombinato degli agenti letterari avrebbe osato tanto. E infatti Trezza Azzopardi è il nome vero di una scrittrice nata a Cardiff negli anni ’60 da padre maltese e madre gallese. La camera segreta – pubblicato in Inghilterra nel 2000 da una piccola casa editrice, Picador, in Italia da Rizzoli l’anno appresso – a suo tempo è stato a sorpresa inserito nell’ambitissima rosa dei finalisti del Booker Prize. In compagnia di nomi del calibro di Margaret Atwood, Kazuo Ishiguro e Matthew Kneale. E pensare che la Azzopardi era all’esordio. Siamo a Cardiff, anni ’60: Dolores Gauci, l’io narrante, è l’ultima di sei sorelle. Il padre, Frankie, emigrato maltese, è il prototipo del giocatore incallito, del fannullone scapestrato, senza rimedio. In un crescendo tragico, a pochi giorni di vita Dolores perde l’uso di una mano in un incendio; più in là, una sorella viene “venduta” al miglior offerente, maltese pure lui; un’altra si trova accasata a forza; un’altra ancora ha la mania di provocare incendi, tanto da finire in istituto; la madre si rifugia in una progressiva follia; il padre semplicemente scappa da tutto e da tutti. Vicenda dolorosa, terribile, che la traduzione italiana del titolo non può rivelare per intero. The hiding place si presta infatti a molteplici letture: hiding vuol dire sia nascondiglio che bastonatura; nel linguaggio dell’ippica place è il piazzamento dei cavalli. A raccontarlo così, e non abbiamo detto tutto, potrebbe apparire un libro cupo, amaro, disperato. Per ambiente e desolazione umana potrebbe richiamare Il giardino di cemento di Ian McEwan. E invece no, tutt’altro. È un libro pieno di luce, e di vita, come per certi aspetti accade per Le ceneri di Angela di Frank McCourt. La camera segreta è una narrazione intensa, che procede per quadri, per frammenti, per scaglie di memoria. Sta al lettore ricomporre il quadro della disperata famiglia Gauci che si smarrisce come la mano di Dolores offesa dal fuoco perde la sua funzione. Ma ogni figura, anche la più cupa, viene accolta e salvata dall’io narrante: il peggior farabutto come la più dolce delle bambine. Viene in mente Spinoza quando dice che non ha senso condannare, non ha senso deridere, occorre comprendere. Non a caso la protagonista ha per destino quello di capire, di ricordare, di trovare il senso; non a caso le due sezioni del romanzo si intitolano Attesa e Attesa 2: la prima attesa, quella dell’infanzia, non è soddisfatta dal compimento, e nemmeno vivificata dalla sorpresa. È semmai ripetizione di eventi terribili (Valery: «Attesa senza sorpresa: ripetizione»). La seconda attesa – quando le sorelle dopo parecchi anni si riuniscono per il funerale della madre – è invece feconda. La tensione del racconto trova infine la sua ragion d’essere, ogni vicenda individuale rivela il suo senso ultimo, senza più finzioni. Qui si ravvisa la camera segreta: la stanza delle bambine, il rifugio dalle sfuriate del padre, ora ridotta ad un misero carico di reliquie; ma anche e soprattutto il luogo della memoria. La scrittrice ci ricorda che il coraggio di elaborare il dolore in parole altro non è se non il primo passo della salute, della speranza. Sembra proprio che Trezza Azzopardi abbia presente Gesualdo Bufalino quando scrive: «Coi piedi in corsa sul tapis roulant del presente. C’è chi sceglie la speranza, c’è chi sceglie la memoria».


Utopie e disavventure della nobile arte di sistemare i libri.

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