Una vita fa

Terremoto dell’80, una fotografia di Antonietta De Lillo

Una settimana in Irpinia dopo 42 anni. Una vita fa. Ci sono tornato in questi giorni per un viaggio della e nella memoria, per vedere che ne è stato di quelle terre flagellate dal terremoto dell’80, di quello splendido popolo che ho conosciu­to quand’ero volontario nei giorni immediatamente successivi al sisma. Un viaggio in punta di piedi, senza troppe attese: le delusioni, si sa, sono dietro l’angolo. La memoria, poi, a volte gioca brutti scherzi: addolcisce gli spigoli, cancella quel che dà fastidio e scuote, talvolta se la ricama come meglio le pare. Ma prima di parlare del viaggio più recente, voglio riandare agli oltre 2 mesi che ho trascorso a Teora tra dicembre 1980 e febbraio 1981. Settimane per me ben più formative di un intero ciclo di studi superiori.

Già, ma perché andai in Irpinia da volontario? E perché proprio a Teora? Sul primo quesito voglio esser franco fino in fondo: avevo depositato la domanda di servizio civile – quella alternativa al militare, 18 mesi in luogo di 12 – e speravo che, accogliendola, mi avrebbero riconosciuto anche questa esperienza. Non solo: volevo trascorrere il Natale fuori casa, disertare i riti consueti, quell’armonia che dura un giorno e poi si perde. Ecco, se ci penso bene, se sono onesto fino in fondo, fui volontario non per chissà quale tensione umanitaria, o per quello slancio emotivo che prese molti giovani allora; no, io ci andai per evitare due faccende che mi stavano sul gozzo: il militare in primis, la sola idea di quei dormitori stipati oltre misura mi faceva inorridire, per tacer della disciplina e dei mille inutili disagi; e il pranzo di Natale, il rito stanco dei regali, l’abbraccio intransitivo dei parenti, le frasi fatte, il senso di abbandono. Oggi lo posso dire: la scelta di esser volontario fu per me una fuga.


La seconda puntata.

2 Commenti

  • Alessandro Salvi Posted 24 Settembre 2022 19:10

    Non sapevo di questo suo viaggio in Irpinia, io non ero ancora nato e forse anche per questo mi è venuta subito voglia di leggere le prossime puntate. Ho trovato molto schiette le sue prime parole, quanto dovrò aspettare per il seguito?

    • Claudio Calzana Posted 24 Settembre 2022 19:22

      Grazie, Alessandro. L’idea è quella di scrivere una puntata la settimana, sempre il giovedì, niente di pomposo, anzi qualcosa di molto semplice e lineare, lasciando spazio alla memoria, e dunque senza un ordine troppo rigido. Staremo a vedere, passo dopo passo come si conviene in questi casi.

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