Qui ci vuol la digitale

Vincent van Gogh, Ritratto del dottor Gachet (1890)

La digitale è una pianta medicamentosa che fa bene al cuore, non a caso van Gogh la ritrae proprio in primo piano rispetto al dottor Gachet. Il nome deriva dal latino digitus, dito, per la forma del suo fiore. Proprio per il nome, gli effetti curativi e il potenziale pericolo (come tutte le erbe, la digitale in dosi eccessive può risultar letale), vedo non poche analogie con il termine al maschile, il digitale della rete. Soprattutto dopo una mattina passata a litigare con lo Spid 2, saltabeccando tra un’applicazione e l’altra, e senza peraltro venirne a capo, mi son detto – e qui vi voglio sentire – che noi cittadini non so se ci abbiamo guadagnato con questa rivoluzione digitale. A parte che rivoluzione è termine perlomeno ridondante, ma passi. Affermo e confermo che il risparmio di tempo è per noi relativo, mentre la circolazione dei nostri dati si è fatta decisamente esponenziale. E più affidiamo alla rete i nostri segreti, più il circuito di protezione si alza, in un crescendo rossiniano di password e crittografie che comporta il sacrificio del pedone, che poi saremmo sempre noi. Insomma: il digitale cura o piuttosto avvelena?

Ora, sia chiaro: non sono un nostalgico delle file agli sportelli, figurarsi di questi tempi, semmai della fila eliminata previa una semplice prenotazione on line, quella sì. Cito due app a sostegno: SolariQ per gli appuntamenti in ospedale e l’app Inps per vari servizi, comprese le prenotazioni telefoniche, dove vieni richiamato allo scoccar del previsto minuto. Il resto, o perlomeno una buona parte, lo rubrico a barocchismo tecnologico: barocco che, come diceva Argan, realizza tutto quel che riesce a concepire, al di là del senso e la funzione. Perché l’esito di certi servizi non è certamente la soddisfazione ultima dei clienti se ci troviamo ingavinati in una rete infinita di passaggi, con ore perse e senso di impotenza che sfarina.

Il sospetto mi si concretizza in due quesiti: «Siamo sicuri che questo trafficare da remoto sia sempre preferibile e migliore?». E soprattutto: «Ma mentre noi siamo impegnati a districarci tra password e connessioni, i cosiddetti burocrati, in particolare quelli che sempre meno stanno agli sportelli, mi sapete dire che fanno del tempo che grazie a noi si è liberato?». E non stiamo parlando di qualche migliaio di persone: tolti gli insegnanti, i dipendenti pubblici assimilabili a questo discorso sono circa un milione, mica bruscoli. A meno che – e qui avremmo la variante di valico kafkiana – anche ai burocrati sia aumentato il carico di lavoro per via dell’on line, a loro volta avviluppati da nuove procedure, piattaforme e complicanze. Il che farebbe concludere che qui gli unici che ci guadagnano son quelli che realizzano le presunte semplificazioni digitali. In ogni caso, il tema è spinoso, al punto che val la pena di rispolverare quel che scriveva uno studioso del calibro di Max Weber:

«Ogni burocrazia s’adopera per rafforzare la superiorità della sua posizione mantenendo segrete le sue informazioni e le sue intenzioni».

Vengono i brividi a leggere queste parole, e stiamo parlando di un secolo fa, mica ieri. Per Weber la burocrazia dovrebbe piuttosto essere la espressione di un’adeguata formazione dei costumi e del pensiero, come sintetizza Massimo Cacciari nel suo Il lavoro dello spirito, Adelphi 2020, pag. 56:

«Il Politico stesso è chiamato a formare un ceto burocratico competente e capace anche di ‘resistere’ ai mutamenti di governo e all’ inevitabile occasionalismo legislativo cui questi possono dar luogo».

Mi fermo qui, torno a litigare con lo Spid 2, non voglio dargliela vinta; ho anche da smaltire una faccenda con le cialde del caffè, sono bloccato con la promozione, vigliacco se me la riconoscono. Questi del caffè non saranno burocrati, ma ti fanno venire le palpitazioni anche se non lo bevi. Devo prendermi qualche goccia di digitalina, altro che storie…

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2 commenti

    • Ettore il 10 Maggio 2021 alle 09:24
    • Rispondi

    I vantaggi superano gli svantaggi, non si può più tornare indietro

    • Maria il 10 Maggio 2021 alle 09:22
    • Rispondi

    Io con queste cose combino sempre disastri, e poi se mandi una mail non hai mai la certezza che dall’altra parte qualcuno risolva il tuo problema. Sarebbe meglio prevedere un limite, ci sono documenti che bisogna fare di persona, prenotando anche in orari comodi

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