Che cosa manca all’eBook?


Sì, che manca all’eBook rispetto al libro di carta? In effetti, l’eBook si legge bene, per non dire meglio; titoli ce ne sono parecchi, manca la saggistica ma arriverà, stesso discorso per certi classici più impegnativi; di sicuro costa meno, per cui il portafoglio ringrazia, senza dimenticare che non servono pareti infinite per stoccare volumi. E allora, cosa manca? Pensa che ti ripensa, sono giunto alla conclusione che all’eBook manca quel che i tedeschi chiamerebbero la librità, visto che in tedesco basta aggiungere Keit a qualunque sostantivo per avere il concetto, l’astratto. Sì, manca l’anima del libro, la sua essenza. Essenza che poi è il frutto non tanto di un’astrazione, quanto del concreto e costante darsi da fare con il libro, il maneggiare, sfogliare, segnare, ciancicare. Senza dire che un libro è tale in quanto oggetto concreto, parallelepipedo di carta che, come insegna Husserl, nega comunque alla vista una qualche parte di sé. Non puoi vedere tutto il libro simultaneamente, una parte si sottrae alla visione: se guardi la copertina ti sfugge il retro, o il risvolto, per non dire l’interno. Come per ogni oggetto, l’esperienza con un libro sta nella privazione, nel fatto che ti manca sempre qualcosa, che non puoi possedere l’intero. A pensarci bene, il libro per essenza è privazione, perché senza un lettore, un qualunque lettore, è una macchina inerte, che non va da nessuna parte, che resta ferma al palo. Siamo noi ad accendere un libro, sempre e comunque. Noi, con il nostro sguardo, le nostre conoscenze, le nostre emozioni. Solo così un libro vive davvvero alla faccia dell’autore che si presume padre e madre insieme. Insomma, a proposito di libri l’ultimo dei lettori si beve il primo degli autori.
 

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8 commenti

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  1. È la stessa cosa che penso delle fotografie digitali e della musica liquida. Le foto sono splendide, facili da condividere, da manipolare, da modificare, da catalogare. Ma sfogliare un album realizzato con tanta cura, in cui è stato infuso tanto del proprietario, ha tutto un altro sapore.
    Gli album digitali hanno un prezzo irrisorio rispetto alla loro controparte in CD, in un iPod o in un Walkman (MP3) puoi inserire migliaia di canzoni. Intere discografie sono a portata di mano. Ma vuoi mettere avere la bellezza della copertina, del disco con gli splendidi disegni e particolarità, la possibilità di collezionare, la soddisfazione dopo la difficoltà a trovare quell’edizione rara non rilasciata in Italia?

    Avere fisicamente un oggetto da toccare, ascoltare, annusare, non ha paragoni con la controparte digitale. E lo dico anche io, un ragazzo che studia Ingegneria Informatica.
    Secondo me il digitale è un mezzo, non un fine. Invece purtroppo ci si sta sempre più allontanando dal fisico per l’economicità e la praticità del virtuale.

    1. Condivido gran parte di quel che scrivi, Attilio, in particolare la distizione mezzo fine. Ma credo che non ci siano alternative. Tu che bazzichi il digitale, prova a rispondere a questa domanda: a proposito di musica, in quanto tempo sono spariti gli LP a vantaggio prima dei cd e ora non so più di che cosa? Ammesso che tu possa sapere e ricordare che cosa sono gli LP…

        • mariangela il 14 Agosto 2012 alle 20:16

        Vero per i CD. Ma in quel caso si è trattato di un cambio di tecnologia. Una volta che solo i CD la contenevano, se volevi sentire la musica dovevi per forza comprare un lettore di CD che non legge gli LP.

        Nel caso dell’ebook c’è complementarietà (o complementarità? Boh…) tra vecchio e nuovo. La carta si ricicla e, dunque, i libri “veri” si potranno continuare a stampare. Spero. 🙂

        • Teo il 15 Agosto 2012 alle 14:01

        Di libri se ne stamperanno sempre meno, vedrete. E non è detto che sia un male, anzi.

      1. Come dice Mariangela, la differenza fra CD e LP è tecnologica, ma il media fisico rimane. Il poter toccare qualcosa, rimane. Il feeling della musica analogica e digitale è sicuramente diverso, tant’è che ancora oggi si stampano numerosi album anche in vinile… Ma anche con il CD si ha qualcosa da tenere in mano e poter dire: questo oggetto è un capolavoro. In quello che contiene, certo, ma il poter trasferire il sentimento verso qualcosa di fisico, e non una serie di bit smarriti in un enorme contenitore che memorizza altre centinaia di migliaia di informazioni, secondo me non ha prezzo.

        Io spero davvero che i libri cartacei non spariranno. Uno dei miei sogni è sempre stato avere una casa piena di libri, pareti piene di scaffali con bei volumi sopra. Mi dispiacerebbe davvero tanto sostituirli con delle semplici memory card da inserire in un unico dispositivo e-book reader.

    • BeppOso il 1 Agosto 2012 alle 18:37
    • Rispondi

    Mi intrometto… so che sto per dire una Beppata, ma non resisto.. non è che sopravvalutiamo un pochino quell’oggetto che il mastrobloggatore chiama “parallelepipedo di carta”?
    Io ricordo pagine di diversi libri ma non così fisicamente come dite… ricordo meravigliose canzoni ma non necessariamente il supporto che le conteneva… certo, i suoni del vinile sono unici, però il vinile in sè non mi ha mai detto moltissimo…
    Voglio dire: questo amore per l’oggetto-libro non fa un po’ “collezionista”?
    Ho osato
    Perdonatemi
    BeppOso…

      • mariangela il 1 Agosto 2012 alle 20:02
      • Rispondi

      …”collezionista”? Più che altro feticista, direi. Ovviamente, solo con i parallelepipedi oggetti del desiderio meritori di concupiscenza, per quanto mi riguarda. Gli altri sono preservati dal cassonetto solo per carità cristiana. Ma quelli concupiti possono anche essere rapiti e nascosti in una grotta. Per quanto mi riguarda.

    • mariangela il 1 Agosto 2012 alle 16:27
    • Rispondi

    Sono d’accordo. Ma questo già lo sai.

    L’ebook sembra soddisfare lo scopo principale: leggere. Poi ci accorgiamo che è come il sesso virtuale. Lo scopo si raggiunge (dicono, io non l’ho mai praticato). Ma non resta traccia dell’odore, del sapore, della consistenza e grana di una pelle altrui. E ben sappiamo che molti nostri ricordi sono evocati proprio da questi sensi: olfatto, gusto, tatto. Chi di noi non si è improvvisamente ricordato di quel bel pranzo in famiglia, con babbo e mamma che ridevano e la nonna che caracollava tra cucina e sala da pranzo, solo per un effluvio di cibo conosciuto che esce dalla finestra aperta della cucina di una casa estranea?

    Quando saremo vecchi, come faremo a ricordare quel passo che tanto ci era piaciuto di quel libro di cui non ricordiamo il titolo, ma di cui ricordiamo la mollica del cracker che sbocconcellavamo durante la lettura in quel pomeriggio d’estate, incastrata nella piegatura? Nessun font o tavoletta magica mai ce lo potrà evocare. Io credo. Il ricordo della mollica, sì. E anche da vecchi, hai voglia a mangiare cracker… dentiera permettendo (ma ci sono i Tuc che si squagliano in bocca. Funzionano lo stesso per evocare i ricordi. Almeno spero).

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