Reddo

Raffaele De Grada, Nevicata

Ho incontrato questo termine in un libro che sto scorrendo in questi giorni. Si tratta del Giornale del tempo di guerra di Magda Ceccarelli, moglie di Raffaele De Grada, che racconta gli anni milanesi dal 1940 al ’45. Bene, a un certo punto si parla di una stoffa “redda”. Lì per lì ho pensato al verbo latino reddere, cioè restituire, ma non mi convinceva proprio. Men che meno una variazione da redo, che sta per vitello o puledro in età da allattamento. Mi son messo a cercare ed ecco quel che ho trovato: reddo sta per rigido, deriva proprio dal latino rigidus. È termine in voga nel senese, guarda caso la zona d’origine della De Grada, che era di San Gimignano. Dunque si trattava una stoffa del tempo di guerra, dura e stopposa; in senso figurato, l’espressione vale per impacciato, impedito, ma anche per altero, psicologicamente freddo e rigido. Provate a dire a chi se lo merita: «Ah, sei proprio un bel reddo, tu!». O in un negozio d’abbigliamento: «Non avete una stoffa meno redda?». Poi ditemi come va a finire…


Se reddo non vi è bastato, ecco a voi lo splendido razzente.

2 Commenti

  • Paola Posted 7 Febbraio 2012 22:57

    Ciao, come va? Leggendo l’articolo relativo a redda, mi si è aperto un cassettino della memoria relativo alla lana, entra nel sito reda.it, può esserci attinenza?
    Buona serata.
    Paola

    • ccalz Posted 8 Febbraio 2012 12:43

      Credo che Reda venga dal nome della famiglia che ha fondato l’azienda. Se fosse così, si tratterebbe di un bell’esempio di nomen omen. Un saluto a te e ai tuoi.

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