Adotta una parola, missione compiuta

Giancarlo Neri, Lo scrittore, Parco di Monza

E così anch’io alla fine ho adottato una parola, seguendo l’iniziativa della Dante Alighieri di cui ho parlato qui. Ebbene, gira che ti rigira, annusa che ti annusa, scartate un po’ di espressioni già adottate, e quelle suggerite che non mi dicevano nulla, anzi meno, mi sono deciso per un verbo, “coniugare”, che ha parecchi agganci con la parte letteraria della mia vita: che cosa fa uno scrittore se non coniugare? Parole, verbi, frasi, storie, idee… Morale, a partire dall’altro giorno sono il fiero custode di questa espressione e di tutte le sue possibili varianti. Dovrei quanto meno scriverci su un racconto, mi sono detto subito. E altrettanto subito ho avuto una folgorazione: tanti anni fa, ma proprio tanti, perlomeno 35, scrissi un racconto proprio su questo tema, anzi, proprio sul verbo in questione. A quel tempo avevo la giusta abitudine di gettare via subito tutto quel che venivo componendo, una sorta di prevenzione: pensate se quei quattro fogli saltassero fuori oggi, non reggerebbero al mio impeto perfezionista, ci troverei tanti e tali difetti che guai. In qualche modo a quel tempo ero convinto che solo gettando via avrei potuto migliorare, sempre se avessi tenuto fede all’intenzione di scrivere. Cortèz aveva bruciato le navi per non tornare indietro, io bruciavo quelle carte per andare avanti. Oggi, però, qualcosa darei per ritrovare quei manoscritti antichi. Di certo non li pubblicherei, però mi piacerebbe prender per mano quel ragazzo che – lo ricordo ancora – in un parco di Bologna, con un freddo cane, se ne stette lì quel paio d’ore a scrivere e riscrivere sul suo quadernino verde e giallo.
 

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5 commenti

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    • mariangela il 1 Dicembre 2011 alle 15:06
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    MMC (Mitico Maestro Claudio) non oserei mai metterti fretta.

    • Claudio Calzana il 1 Dicembre 2011 alle 13:14
    • Rispondi

    Oggi sul blog va in onda l'azzica, per le altre espressioni ti tocca aspettare il prossimo turno…..

    • mariangela il 1 Dicembre 2011 alle 10:01
    • Rispondi

    Per fare la splendida, mi sono impelagata con tre parole, due delle quali desuete: sgarrare, oggimai e obbliare. E mo'?

    P.S. "Impelagare", Maestro Claudio? Ha forse a che fare con pelo che invischia? E anche "mo" non scherza. Io lo scrivo con l'apostrofo perché mi suona da parola troncata. Ma vai a sapere…

    • Anonymous il 30 Novembre 2011 alle 17:26
    • Rispondi

    Ho adottato anche IOOOO…
    La mia parola è INGABBIATA… ingabbiata come nua squadra di calcio, come la rabbia (rage in the cage), come la mela in una ricetta vegana, come la tigre alle Cornelle ecc…
    Ecco.
    Bepz

    • mariangela il 30 Novembre 2011 alle 14:04
    • Rispondi

    Io getto via i disegni mal riusciti (mi ripugnano esteticamente). Non i foglietti. Se mi rileggo, arrossisco di vergogna. Ma ero quella, inutile fuggire. Ero quella. Che ora se ne sta nascosta in una vecchia cartellina rossa con l'elastico.

    P.S. La nostra amica ghiotta di grafie ha potuto sfruttare le mie per mostrate ai discenti quanto si cambia, vivendo. Dopo averle esaminate ha esclamato: "Oh…'azzica', ma quella eri tu?"

    P.P.S. Attendesi racconto. Chi farai coniugare? I verbi, quei due innamorati impazienti o le idee di Marchionne con quelle di Landini?

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