Santi subito

Stefano Salis sull’ultimo numero del “Domenicale” del Sole 24 ore tratta il tema degli scrittori santificati dalla critica, e che per questo motivo entrano nel circuito virtuoso del mercato. Il discorso non si occupa della produzione artistica, cioè del valore dell’opera, ma dei meccanismi di consacrazione che portano i lettori all’acquisto. Insomma, ci sono autori che per ragioni non sempre coerenti al loro lavoro diventano di moda, fanno parlare di sé, riempiono conversazioni e commenti. Vuoi perché l’autore è giovanissimo, o perché ha una vita tribolata, oppure perché chissà come interpreta lo spirito del tempo, ovvero è deceduto in circostanze eccezionali, o è arrivato alla fama per vie traverse. Senza dire che ci sono i critici affetti da laus praecox, quelli che pur di dire al mondo «quell’autore l’ho scoperto io» non esitano ad eleggere a genio dei semplici scribacchini. Potrei continuare all’infinito, per cui mi limito a qualche considerazione: uno, quel che conta in certi casi non è quasi mai il libro, ma l’autore, la sua biografia, per certi versi la sua “notiziabilità”, ovvero quel che fa notizia. Due, in Italia spesso la fama passa dal circuito televisivo perché, tam tam tra i lettori a parte, non esiste una vera e propria cultura diffusa del libro, si legge per obbligo (scuola) o per moda (tv): date un occhio ai più venduti in questo periodo e ve ne renderete conto. Tre, da noi i lettori forti sono il 2% della popolazione, la stessa percentuale del primo Dopoguerra. E perché si legga qualcosa, attorno a quel libro, o meglio a quell’autore, bisogna costruire una storia, creare un caso, anzi il caso, perché altrimenti il lettore magari non se lo fila proprio. Nella convinzione che i lettori siano un pochino fessi, le case editrici maggiori spendono risorse anche ingenti per alcuni libri, per alcuni autori, mentre il resto fatica, zoppica, inciampa. Le case editrici minori, porelle, lottano per avere mezzo metro di scaffale in librerie sempre più prese d’assalto da una valanga di titoli. Ultimo dato: in Italia ci sono tre case editrici per ogni libreria, e oltre la metà dei volumi editi non vende una copia, ovvero vive nel circuito dei parenti e degli amici. Sì, ha ragione Salis: per i libri in Italia servono dei santi, e subito.



Per tacer di certi titoli bislacchi

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