Baia

Ci son casi che le parole sante, come le chiamo io, ovvero quelle poco usate, ma comunque valide e belle, si nascondono tra le pieghe dell’ovvio. Baia, per dire, lo sanno tutti che significa stretta insenatura di mare. Ma “dar la baia” è espressione molto in voga un paio di secoli fa, e sta per prendere in giro, scherzare, schernire, forse derivando da abbaiare, oppure dal “badare” provenzale, che significava per l’appunto qualcosa del genere. Ora, mi immagino un giovane che se ne esce con tale espressione all’indirizzo di un coetaneo. Mi immagino la sorpresa, per non dire che l’interlocutore magari pensa al “Bar la Baia”, locale incrociato al mare quest’estate. Se poi si scopre che nemmeno l’insegnante titolato si raccapezza con ‘sto “dar la baia”, allora le braccia cascano sconsolate. Non mi pare di preoccuparmi a vanvera: ogni parola che scompare è un pezzo di mondo che se ne va. E, Crusca a parte, non c’è WWF a proteggere questo mondo di voci e suoni. Altre parole sante del mio blog le trovate qui. E se qualcuno di voi ha parole sante da segnalare, si faccia avanti, che le inseriamo nella collezione.
L’opera raffigurata è di Tony Matelli, artista nato a Chicago nel 1971. Titolo “Double Meat Head” (2008).
 

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