Dello scrivere

Oddio, rileggo il titolo del post e mi preoccupo. Cosa mai dovrò dire di tanto importante e definitivo sul tema? Niente, diciamo poco più di un aneddoto. Nel paese dove abito, chi sa scrivere passa per uno che sa fare qualcosa. Cioè, non importa tanto che sappia scrivere romanzi o chissà che cosa, questa è roba per persone che hanno buon tempo. No, importa che io sia capace di fare quella cosa lì che si fa con la penna o con il computer, ovvero che io sappia addomesticare le parole, che sia capace di dire “proprio quella cosa lì che volevo dire io”, come si esprimono talvolta i richiedenti alla lettura del mio parto.
Da che mi sono trasferito qui, mi è capitato diverse volte che qualche vicino o compaesano mi chiedesse di scrivere qualcosa per lui: petizioni, lamentele, sintesi varie. Diversi anni fa ho gestito un vero e proprio esposto ai danni di un’azienda che ne combinava di varie. In fondo funziona come quando io chiedo al Sergio – che sarebbe il mio vicino dalle mani d’oro – di ripararmi questo o quello. Lui sa riparare, io so scrivere. Alla fin fine in queste occasioni mi sento a mio agio, cioè riconosciuto abile e arruolato, realizzato magari. Forse è questo il grado zero della scrittura, il punto di partenza, dove la parola scritta si fa solida, tangibile, vera; e la penna strumento al pari della pinza o della sgorbia, per non dire del magico coltellino svizzero.
PS. Il coltellino raffigurato ha 85 strumenti per 100 diverse funzioni al modico costo di 999 $.
 

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5 commenti

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    • Claudio Calzana il 21 Settembre 2010 alle 15:02
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    Beps, non devi tanto ascoltarla tu, ma piuttosto farla ascoltare ai tuoi futuri e potenziali lettori, provando magari prima a voce e poi per iscritto. Appena riesco scrivo un post sul metodo di Piero Chiara, così mi spiego meglio.

    • Anonymous il 21 Settembre 2010 alle 10:02
    • Rispondi

    Apperò… farò così: cercherò di capire cosa sia questa "voce" esattamente… e poi cercherò di "ascoltarla": in fondo, come ben sai, in questi mesi sto giusto imparando ad ascoltarmi al meglio!
    Grassie del prezioso consiglio… a prestissimo…
    Lo Beppe

    • Claudio Calzana il 20 Settembre 2010 alle 18:23
    • Rispondi

    Beppe, sul primo punto, direi: quando scrivi per lavoro hai un ruolo, sei riconosciuto in qualità di avvocato, i clienti hanno delle attese che tu sai evidentemente soddisfare al meglio. Quando invece scrivi per te non hai davanti nessuno, sei tu stesso il cliente, e se non ti figuri al meglio il lettore, ovvero un uditorio, facile che ti spampani in cerca di ispirazione, ovvero di stile, ovvero ancora di voce. Perché lo stile di un autore è la voce, null'altro che quello. E mai e poi mai si deve scrivere per sé, che escono delle fetenzie.
    Sul punto due, penso che sia tascabile, ma per tasche belle grosse, direi…

    • Anonymous il 20 Settembre 2010 alle 17:56
    • Rispondi

    Dimenticavo: il coltellino raffigurato è tascabile, vero?
    Il Beppe

    • Anonymous il 20 Settembre 2010 alle 17:55
    • Rispondi

    Beh prof… post coraggioso e al solito significativo. MA… mi permetto un'ulteriore questioncina, visto che io pure per professione spesso mi trovo a dover dar corpo scritto a pensieri più o meno intelleggibili di clienti vari. Non v'è dubbio: soddisfa sentirsi dire che si è "resa l'idea".
    Ma se scrivo per me, se scrivo quel che voglio io, perché non mi riesce di "render così bene l'idea"? Faccio l'azzeccagarbugli e non lo scrittore, ok… ma è solo questo?
    Il Beppe

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