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Mar 04 2012

Quella sera a Ponte con Lucio

Trenta e passa anni fa mi è capitato di organizzare con qualche altro ragazzo un concerto di Lucio Dalla a Ponte San Pietro, a qualche chilometro da Bergamo per i non residenti da queste parti. Eravamo a metà anni ’70, forse poco più, Lucio tempo prima aveva pubblicato un disco (“Il giorno aveva cinque teste”) che mi aveva molto colpito. Al tempo pensavo che avrei potuto fare l’organizzatore di mestiere, fatto sta che per il tramite dell’Arci scatta l’invito e il cantante accetta dopo trattativa. Ricordo la cifra, 500mila lire, chissà se è vero. La mia esperienza era minima, anche meno, e gli imprevisti spuntarono come funghi: il primo era il palco. Serviva alto così e largo così, con le luci precise. Il service poi non parliamone, una marea di paroloni. Non ci capivo un tubo. E proprio dai tubi ho cominciato, dando una mano agli operai che hanno tirato su la struttura quella stessa mattina nel campo di calcio del paese. Per il service abbiamo rimediato degli specialisti, per le luci pure. Tutte faccende last minute, col fiato sul collo. Pubblicità qualche volantino, i giornali avevano ripreso l’evento, anche se Dalla a quel tempo non era noto come qualche anno dopo. Il pomeriggio, stanchi e impolverati, un bel pomeriggio di settembre, ci disponemmo in fervente attesa dell’artista. Alle 7 di sera ancora niente, o per meglio dire nessuno. I cellulari non c’erano, ve lo ricordo. Chiamare Bologna era inutile, il cantante doveva essere per strada, o quanto meno ci contavo. Intanto il pubblico cominciava ad affluire, non male per un concerto da fine stagione: tribunetta piena. Ore 19.30, 20, 20.30: niente e nessuno. Poi il miracolo si compie: all’ingresso del campo sportivo si materializza una Mercedes scura tanto lunga quanto antica, con sopra la band e il Lucio. Ricordo ancora il suo sguardo perso, accanto al guidatore. Di sicuro doveva esserci anche un furgone, ma l’ho rimosso. Stretta di mano veloce, lui già concentrato in chiave palco. Sound check quasi niente, lui prova i fiati, mentre sul campo di calcio scende un freddo che solo a settembre può capitare così maligno e improvviso. Poi il concerto, Lucio con camicia sgargiante e gilet scuro, che canta e istriona, due ore di musica filata, quasi. Alla fine l’artista che riparte subito, il pubblico che sfolla, io che mi perdo con un panino su un gradone. In tribuna qualcuno reclama il suo cane, un bel cucciolo di pastore tedesco. Sparito, come Lucio, ormai lontano. Oggi lo saluto e ringrazio, dopo aver ripescato un suo vinile.
 

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14 comments

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  1. mariangela

    Tra i ricordi dei miei figli ci sarà certamente quello della mamma che – da sola ché al babbo la confusione non piace – li accompagna, loro bambini, al concerto di Dalla e De Gregori a un centinaio di chilometri da casa.
    Della mamma pazzerella che balla con loro, cantando con loro le strofe della canzoni.
    Che vuoi di più dalla vita?

  2. alessandra

    Con la morte di Lucio Dalla ho scoperto di avere una ‘mia’ canzone. E’ Futura. Mia mamma la ascoltava mentre mi aspettava. Me la vedo, a soli 23 anni, mentre leggeva e si immaginava come sarebbe stata la sua bambina (o bambino).
    9 anni dopo, sulle note di “Attenti al lupo” ero io invece a ballare con il fratellino di un anno nel soggiorno di casa, facendolo ondeggiare tra le mie braccia, con lui che gia’ seguiva la musica.

  3. Margherita

    Ciao Claudio,
    con piacere ho letto il tuo ricordo e ti ho visto giovane giovanisssimo, quando a casa tua per la prima volta ho ascoltato “Com’è profondo il mare”.
    Grazie per il ricordo del ricordo.
    Margherita

    1. claudio calzana

      Margherita, grazie del ricordo. Certi fili si annodano che è un piacere.

  4. Mauro

    Ciao Claudio, bello il racconto e pure i commenti dei tuoi amici…1976….avevo 9 anni ero un bambino occhialuto alle elementari…il mio amico Claudio era già in mezzo ai tubi…fantastico….la mia canzone di allora poteva essere furia cavallo del west…dalla lo scoprii più tardi….mescolato agli amori dell’adolescenza e via via nello scorrere dei giorni e della vita…mi piacciono le sue canzoni….Anna e Marco la ascoltavamo nelle scorrazzate estive in macchina con il nostro amico Sergio che diceva….sono io…grosse scarpe…una sorella….che ridere…..e poi “cara” la mia preferita con quel piccolo verso “io che qui sto morendo….e tu che mangi un gelato….” che ho associato sempre a qualche delusione di cuore…..grazie amico mio

  5. Il Bepi

    Belle queste testimonianze, soprattutto perchè relative a un periodo non certo tra i più ricordati della carriera di Dalla. La collaborazione con il poeta Roberto Roversi, fatta eccezione per pochi brani come “Il motore del 2000” o “Anidride solforosa”, non ha sfornato grandi successi, ma di certo rappresenta un periodo significativo della carriera di Lucio. Non mi soffermo a fare il critico musicale, visto che in più d’un’occasione ho scritto quel che penso di loro, ma noto, con una puntina di stizza, che non ci vuole poi molto per battermi in quanto a poca “umanità”. Tutte cose comprensibili e giustificabili, sia chiaro, però io, nel mio piccolo, ci provo a dare un’immagine comunque diversa dell’artista. Non arrivo mai dopo le 17, 17.30 sul posto del concerto, faccio il mio sound-check perchè voglio che tutto sia anche tecnicamente il meglio possibile, evito di farmi troppo spremere dai fans nel pomeriggio, ma dopo il concerto mi trattengo con loro tutto il tempo necessario, non ho mai negato una visita in cucina alle signore che hanno magari cucinato i casoncelli tutta sera, mi soffermo spesso a parlare con gli organizzatori, con quelli che in buona sostanza mi hanno voluto lì e mi hanno pagato. Ok, non sono famosissimo e abito a Rovetta e non a Bologna. Eppure avverto sempre una certa distanza in questi racconti, come se alla fine Ponte S.Pietro o Bisceglie fossero poi la stessa cosa. Ho avuto come “colleghi” dei cabarettisti di Zelig l’anno scorso, durante una serata benefica a Nembro. Professionali, ma per loro quel teatro o un altro a 1000 km sarebbero stati la stessa cosa. Due battute scontate e prevedibili sui bergamaschi e via, tutti di nuovo a casa col loro bel copione scritto. Grande artista il Lucio eppure appare chiaro dal racconto di Claudio come il mondo dello spettacolo sia fatto a scalini e più si sale più certi valori vanno (per forza?) perdendosi. Se così era nel 1976 chissà ora…E pensare che io sono stato criticato perchè, sudato fradicio, non mi sono intrattenuto, appena sceso dal palco, con dei fans per foto e autografi (li avrei fatti di lì a 20 minuti, sia chiaro). Forse non salirò mai di livello, ma i casi sono due: o la mia proverbiale introversione (giù dal palco) si beerà di questo privilegio finalmente raggiunto (il poter andarmene dopo 5 minuti) o la mia proverbiale tendenza a non fare quel che non vorrei fosse fatto a me mi imporrà d’essere diverso, come già finora è accaduto su più fronti.
    Sono andato fuori tema, vero? Bel racconto. Ciao a tutti.

  6. claudio calzana

    @ Oscar: mi piacerebbe che chi come te era a quel concerto ne scrivesse qualcosa. Sarebbe bello riunire ricordi e suggestioni 35 anni dopo.

  7. paola

    All’epoca ero ancora piccola per ricordare quel concerto, ho avuto modo più tardi di conoscere o meglio ascoltare, oltre che ad un grande musicista un cantante e poeta eccezionale che ha accompagnato varie tappe della mia vita. Ora rivivrai nei ricordi. Ciao Lucio.
    Un grazie a Claudio per la possibilità di ricordarlo insieme.

    1. claudio calzana

      Grazie Paola del tuo ricordo, Lucio ci accompagna da anni. E ci accompagnerà ancora a lungo.

  8. mariangela

    Bel racconto e bel ricordo, Claudio. Grazie

    1. Anonimo

      bellisimo ricordo, anch’io ero tra gli organizzatori. Oscar Locatelli

      1. claudio calzana

        Ciao Oscar, ti ricordi che anno era?

      2. Anonimo

        ricordo che presentò alcune canzoni dell’album automobili, ora chiedo a Massimo Raineri

      3. oscar

        settembre 1976, quasi certamente il 17. ciao

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