Un passo avanti

Dopo Ciampi e Napolitano, grazie al mio lavoro al giornale ho avuto la fortuna di incontrare anche Sergio Mattarella, oggi a Bergamo per la quarta volta da che è Presidente. Quel 30 novembre del 2016, cinque anni fa, era al debutto dalle nostre parti, e lo fece a modo suo, cioè con garbo e riservatezza, non un tono sopra il dovuto, mai una parola di troppo. Per accoglierlo in redazione mi era venuta un’idea semplice: affiancare alle prime pagine storiche del giornale, realizzate in occasione della visita di Napolitano, altri “quadri” con testi e immagini che raccontassero la storia di palazzo Rezzara, le prime vicende del giornale e, più in generale, del cattolicesimo sociale bergamasco, il tutto condito da documenti e pagine d’epoca. Accompagnando il Presidente in visita, mai mi sarei aspettato che, della storia che mi ero studiato di fino, lui ne sapesse assai più di me, con nomi, date e relazioni profonde. Preparatissimo e circostanziato, Mattarella era un passo avanti, con tutto che – nel tratto e nei modi – sembrasse e sembri un passo indietro, a rispetto dell’interlocutore. A quel punto osai. Siccome a Roma c’era in ballo non ricordo più quale fibrillazione politica, credo Renzi che s’impuntava, ma potrei sbagliarmi, nello stringergli la mano per il commiato gli dissi sottovoce: «Grazie di esserci venuto a trovare e in giorni così complicati, Presidente. Mi sa che a breve le toccherà fare un po’ di ordine». Lui sorrise dietro gli occhiali, e disse semplicemente così: «Lo so, è tutto chiaro». Un paio di giorni dopo sbrogliò una potenziale crisi di governo, stroncandola sul nascere. Altro che passo indietro: Mattarella dimostrava di essere un passo avanti, pur restando in seconda linea, all’apparenza fuori dal vivo dell’azione. Se si vuol essere davvero avanti, insegna la vecchia scuola, è indispensabile che non se ne accorga nessuno.


Quella volta che m’inventai il regalo al Presidente Ciampi.

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