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Ott 15 2010

La notte che ho chiuso mio figlio fuori casa

Rafal Olbinki

 
 
 
 
Ancora qualche commento, ovvero quesito, al mio racconto. Il Beps si e mi chiede se “l’enigmatico univerbismo” dei giovani non sia figlio o quanto meno parente delle assillanti domande dei genitori.
 
Sì, confermo: noi stiamo addosso, loro si difendono. E’ una coazione a ripetere che talvolta assume forme teatrali.
 
Scrive invece Stefano, con ironia sopraffina: “‘Dipende’ è davvero divertente! Continua così che magari un giorno o l’altro riesci anche a pubblicare un romanzo… 🙂 Stefano”
 
Ebbene sì, Stefano, lo confesso, ci vorrei proprio provare…
 
Chiudiamo con Luana: “Ho letto il blog….io ai miei ragazzi non chiedevo molto…solo una cosa era obbligatoria: l’ora del rientro… altrimenti: non si entrava +……non hanno mai tardato. D’inverno, fuori, fa mooolto freddo 🙂 Luana”
 
Ammiro Luana per la fermezza. Solo una volta sono passato al rimedio estremo da lei descritto. Diciamo pure la prima (e unica) volta. Quest’estate per qualche mia moglie è stata via, quindi l’occasione era propizia. Una sera il giovanotto esce con la moto, giurando di aver messo a posto la sua stanza. Io salgo e trovo Babele, che dico Babele, roba che i Nas se fanno un controllo ci chiudono casa per ragioni igieniche. Lo chiamo, gli intimo di tornare subito altrimenti lo chiudo fuori. Non arriva manco per niente, io allora provvedo nell’ordine a: chiudere a chiave la porta con chiave inserita dall’interno; posizionare gancio di chiusura garage; staccare la corrente a tutti i campanelli esterni; staccare ovvero spegnere i telefoni di casa, in modo che il malcapitato non abbia strumenti di contatto. Con i tappi nelle orecchie mi fiondo a letto, ma…Ma non avevo fatto i conti con la solidarietà tra fratelli. I quali litigano sempre, tranne quando si tratta di dar torto ai genitori. A un certo punto il figlio arriva, scavalca il cancellino esterno, aggredisce la porta fino al punto che la ragazza non si impietosisce, e apre. La mattina, il giovanotto scende in cucina col muso.
“Mi hai chiuso fuori”, mi fa.
“Te l’avevo detto”, faccio io.
“Ma ti rendi conto?”, fa lui.
“Sì”, replico.
“Non è normale”, ribadisce il giovane.
“Te l’avevo detto che se non tornavi…”, mi arrocco.
“Io esco”, fa lui.
“La camera?”, chiedo.
“A posto”, mente il Giuda.
 

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1 comment

  1. Paolo

    Eh Claudio, per quanto riguarda il disordine in cameretta, ci sono già dentro fino al collo…

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