Stay tuned with yourself

È quadrato, in legno, misura circa 22,5 cm per lato. Al suo interno troviamo una discreta quantità di sabbia, sei sassi, due attrezzi per il lavoro e altrettanti volatili a ingentilire. È un giardino giapponese, o zen. Contrariamente a tablet e smartphone, che ci connettono comunque altrove e diciamo pure con chissà chi, il presente dispositivo consente di metterci in relazione qui e ora con noi stessi. Se nella vita ordinaria usiamo in prevalenza le competenze logico-matematiche dell’emisfero sinistro del nostro cervello, sempre presi a fare, produrre e scombinare; ecco, il giardino zen attiva l’emisfero destro, quello creativo e affettivo, quello che spesso costringiamo in un angolo per via delle incombenze quotidiane. Grazie a un siffatto giardino prevale il gusto semplice e immediato di pareggiare la sabbia, disporre le pietre come meglio ci aggrada, smuovere la rena quel tanto che basta per ornare la visione. Cinquant’anni fa i Giganti in Proposta cantavano: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni”. Oggi contentiamoci di popolare gli uffici con questi giardini, e mettiamoci mano di quando in quando a stimolare la creatività. E soprattutto, resistendo alla tentazione di farli sparire quando il capo passa a sbirciare.
 

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2 commenti

    • Enrica il 27 Ottobre 2017 alle 14:54
    • Rispondi

    Bellissimo, ma il mio capo non capirebbe…
    Enrica

    1. Posso capire, cara Enrica, ma non demordere. Anzi: per Natale, regala un giardino zen al tuo capo, si sa mai che funzioni!
      Un saluto, Claudio

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