Help per convegno Wan a Bergamo

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Si tiene a Bergamo tra domani e dopo il convegno Wan-Ifra (World Association of Newspapers) dedicato a “Esperienze di successo per sconfiggere la crisi” nel settore della stampa quotidiana. Dovrò dire la mia dinanzi a una platea qualificata in arrivo da tutto il mondo, o quasi. Ora, a prescindere che il tema è arduo, e che qualcosa mi sono pure preparato onde evitare di arrivare nudo alla meta, non è che qualcuno dei miei stimati lettori può darmi qualche dritta? Che ne so, una citazione, uno spunto, un’idea su che quotidiano possa essere vincente per il futuro, ovvero quali errori evitare per i giornali di carta di domani. Oppure secondo voi comunque vincerà il web, il mondo social, e il giornale in edicola è destinato a una lenta e graduale scomparsa? Insomma: se in un tweet persino il cardinal Ravasi ha chiesto aiuto per una conferenza, a maggior ragione soccorrete me, che non arrivo a tanto neanche per sbaglio. Thanks.
 

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6 commenti

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    • filippo il 27 Giugno 2013 alle 22:50
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    ..arrivando in ritardo a leggere il tuo post,saro’ ilprimo a leggere la tu relazione..son sicuro che gli hai raccontanto la storia di Esperia,dove e’ la passione,la testardaggine l’hanno fatta vincere. 😉 cio calz

    • Ccalz il 25 Giugno 2013 alle 21:38
    • Rispondi

    Dear Stefano, hai certo ragione con i tuoi esempi. La peculiarità vince, a patto che si individui al meglio il proprio pubblico e che non ci si isoli in qualche landa periferica. L’identità, la storia, il marchio sono da tutelare e nel contempo ibridare. Facile a dirsi, ma quando devi fare un giornale oggi su domani, magari il tempo di progetto si fa minimo e poco. Insomma, la direzione è giusta, la definizione e messa su strada complicata assai.

  1. Eccomiiiiii:
    la specificità (esiste il termine?), la peculiarità, la diversità possono essere la soluzione. Spesso l’errore della carta stampata è semplicemente quello di voler simulare/copiare i media concorrenti, evidenziando un senso d’inferiorità che, ammesso e non concesso sia reale, di certo non può far bene a priori, perché condizionante e quindi limitante. Ogni media ha le sue specifiche e queste devono essere quelle su cui costruire i propri plus.
    Faccio due esempi, il primo è pubblico, il secondo personale:
    Zerocalcare è un giovane autore di fumetti nato sulla rete, chiaramente per evitare tutti i costi di produzione cartacea, ma quando i suoi lavori sono diventati popolari, la sua consacrazione (sia economica che pubblicitaria) è avvenuta tramite dei libri stampati e distribuiti sia nel circuito delle fumetterie che in quello delle librerie normali.
    Il sottoscritto, da anni, compra una rivista (Mucchio) che, pur allineandosi ai nuovi format tecnologici (è ad esempio possibile effettuare un abbonamento solo in formato pdf) ha, secondo me, nelle sue scelte redazionali (e quindi nei suoi contenuti) il suo punto di forza, che, ad oggi, le ha permesso di sopravvivere e andare avanti mentre moltissime altre riviste simili, ma sicuramente meno caratterizzate, hanno da tempo chiuso…

    Ciaoooo

    :O)

    • Adriano il 25 Giugno 2013 alle 14:47
    • Rispondi

    Dai, il giornale non morirà mai. perderà copie, farà anche fatica, ma è lo strumento più adatto per informarsi e soprattutto per capire quel che succede. Cioè, per avere le notizie basta il web, per approfondirle e farle proprie ci vuole il giornale. O no?

  2. Certro che cominciamo bene….. C’è niente per tirar su il morale?

    • Aurelio il 25 Giugno 2013 alle 14:24
    • Rispondi

    Pare che l’uomo – o la donna – trendy si riconoscano perché NON hanno l’orologio al polso e il giornale sotto braccio…….

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