Goodbye, Presidente Walesa

Al teatro Sociale di Como (foto di Carlo Pozzoni, che ringrazio)

Stamattina molto presto ho fatto colazione con il Presidente, poco prima di accompagnarlo all’aeroporto. Se ne va negli Stati Uniti, poi a un meeting dei Premi Nobel per la Pace, poi in Asia… Non sta mai fermo. Sente l’urgenza di convincere il maggior numero di persone che un futuro diverso e migliore è possibile, oltre che necessario. E i giovani devono prender in mano il proprio destino: basta lamentele, diamoci da fare! Ripete spesso che se a suo tempo lui si fosse limitato a lamentarsi dei carri armati sovietici, della mancanza di libertà, delle condizioni di vita pessime, la Polonia sarebbe ancora quella. A proposito di futuro e di percezione della realtà da parte dei politici racconta che un certo giorno la delegazione tedesca era in visita in Polonia con Kohl e Genscher, Walesa era ancora e solo un sindacalista. Disse loro di preparararsi, perché il Muro di Berlino sarebbe caduto di lì a poco. Genscher rispose convinto: “Non accadrà certo nella nostra vita”. Infatti dovettero partire prima del tempo da Varsavia perché quello stesso gorno il Muro era caduto. Walesa è un visionario nel senso che vive in un futuro a sua immagine e somiglianza, migliore del nostro tempo presente. E nello stesso tempo non si stanca di additare i tanti miglioramenti che in Europa sono occorsi in questi anni. “Se mio padre, mi ha detto, avesse potuto anche solo pensare che il confine tra Polonia e Germania un giorno sarebbe crollato, senza militari a presidiarlo, avrebbe avuto un infarto!”. Un uomo davvero singolare, Lech Walesa, semplice, pratico, che punta al meglio senza troppi discorsi, che non ama i politici di professione perché, ripete, non hanno mai fatto niente con le mani. Lui per quasi trent’anni è stato elettricista, secondo me con prese e circuiti se la cava ancora egregiamente.

In aeroporto questa mattina


E di luce Walesa ne ha portata non poca in questo mondo, e ancora ne porterà, vedrete. Nel salutarlo all’imbarco, gli ho detto più o meno questo: “Presidente, grazie per aver regalato alla mia generazione un futuro migliore. Grazie perché sono certo che con il suo lavoro attuale regalerà un futuro ancora migliore ai nostri figli. Grazie infine per avermi insegnato che certi sogni non sono solo possibili, ma anche veri”.
 

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2 commenti

    • Alessia il 13 Aprile 2012 alle 13:00
    • Rispondi

    Grande personaggio e grande uomo. Che bello aver potuto parlare con lui.

    1. Eccome, confermo: è stato davvero un grandissimo privilegio.

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