Quella volta che Paolo Migone…

Ieri un cortese lettore anonimo nel commentare il mio post mi ha chiesto se l’anticanizie proposto quale illustrazione possa considerarsi un medicamento del tempo che fu. No, in effetti non è una medicina in senso stretto, ma non a caso il Beps in un suo successivo commento spiega come e qualmente invece medicinale possa essere inteso, per via che l’estetica ha un suo certo peso nell’indole e nella psiche. Sia come sia, questa piccola diatriba mi offre il destro di raccontare un aneddoto molto gustoso della mia vita professionale, che riguarda Paolo Migone, l’irriverente comico toscano. Invitato per una nostra convention, il comico ha intrattenuto i presenti per un paio d’ore. Al termine, ecco la sorpresa: gli faccio recapitare sul palco un quadro con la riproduzione di un’antica pagina con la pubblicità dell’anticanizie a suo nome. Siccome è evidente che lui ha i capelli parecchio brizzolati, ha ripreso a smitragliare battute una sull’altra su quel nostro regalo così appropriato, rievocando decine di omaggi da lui ricevuti in simili contesti, uno più inutile e assurdo dell’altro, prontamente abbandonati alla prima piazzola d’autostrada.

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4 commenti

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    • Beps il 6 Gennaio 2012 alle 14:50
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    Mi inserisco con noto binomio: Piazza Pulita, in breve PP. Fare PP (a volte) è un’esigenza, anzi un’urgenza! Io a volte proprio non mi trattengo. E allora via, faccio PP… vuoi mettere quel senso di liberazione, di leggerezza? Mi libero di molte scorie accumulate nei miei… scatoloni… e mi sento decisamente meglio.
    BeP(P).. praticamente un deficiente!

    • Mariangela il 6 Gennaio 2012 alle 14:50
    • Rispondi

    Nuova vita, direi. E’ una idea che mi piace. Come accade agli alberi, che d’inverno sembrano morti e invece…

    • ccalz il 6 Gennaio 2012 alle 14:50
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    Una specie di book crossing? O una promessa di nuova vita per oggetti altrimenti perduti?

    • Mariangela il 6 Gennaio 2012 alle 14:49
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    Ci pensavo giusto questi giorni, ancora alle prese con quintalate di oggetti e oggettini in quello scatolone, frettoloso rifugio dello sgombra tutto che arrivano gli imbianchini e già che ci sono sgombro pure i cassetti. Decenni di accumuli perché “Boh… potrebbe servire e poi è un regalo”.

    Pensavo ai supermercati e a un altro scatolone piazzato all’uscita che possa contenere quegli oggetti e oggettini, definitivamente e crudelmente selezionati (“Carino quel timer a forma di pentola, ma ora che il timer è un accessorio del forno che ci faccio?”) e attentamente tirati a lucido, corredato di cartello che recita: “Servitevi pure, se qualcosa vi è utile”. Perché gravare le discariche di oggetti ancora nuovi che qualcuno può usare?

    Paolo Migone ha optato per le piazzole dell’autostrada. Giustamente, visto che la bazzica certamente più di me. Ma il senso è lo stesso. O no? Che dite, ci proviamo? Magari l’iniziativa si diffonde, ora che cominciamo a capire che il nostro benessere e il nostro status sociale non dipendono dalla quantità di oggetti che buttiamo, perché – noi sì – ne abbiamo potuti comprare in quantità.

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