Procustare

 

Giuseppe Biagi, Letto (1981)

L’altro giorno in uno dei post della recente saga dedicata a Sean Blazer mi è scappato fuori questo verbo che non esiste, ovviamente. E altrettanto ovviamente deriva dalla storia di Procuste, quel simpaticone che allungava i corti di statura e tagliava quelli che non ci stavano nel letto delle sua splendida pensione. L’ho coniato sopra pensiero, e ci è voluto il Paolo G. per rammentarmi che un verbo del genere mica poteva passare inosservato. E in effetti come fior di conio non è male: dà l’idea di un forzoso e coatto adattamento, che sacrifica talvolta il meglio, mentre in altri casi magari aiuta a trovare la misura. Mi è venuto poi da pensare poi come mai ‘sto Procuste si divertisse ad adattare i viandanti alle misure del suo letto. Capisco il mito, ma davvero se voleva rubare bastava un colpetto in testa ed era fatta. Ma si vede che era un creativo, e il reato gli veniva bene solo se lo interpretava alla sua maniera. Un tocco di classe, insomma.Una domandina: chi secondo voi può interpretare il ruolo di Procuste al giorno d’oggi? Sto parlando di personalità pubbliche, ma anche di ruoli e funzioni. Per dire, un commercialista, un insegnante, una infermiera. Fatemi sapere se vi viene in mente qualcuno.

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