In primo luogo

Un’opera dell’artista danese Asger Jorn  

“Uno scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile”. Così Giorgio Manganelli in un volumetto di PulcinoElefante, la casa editrice dell’Alberto Casiraghy. Il brano è tratto da “Letteratura come menzogna,”, vado a memoria ma dovrebbe essere così. E’ un aforisma non nato per tale ma ritagliato, estratto, cavato per l’occasione. Mi e vi domando perché Manganelli veda quale prima scelta di uno scrittore (“in primo luogo”) proprio l’inutilità. Forse nel senso che Aristotele dava alla filosofia: inutile perché non pratica, dunque bella e non bisognosa del conforto sociale. Anzi, elitaria come professione, magari popolare come destino.
E che altre scelte fa uno scrittore? Come suo costume, Manganelli allude, ovvero cesella. Diciamo che uno scrittore sceglie anche di sottostare a delle regole, si ritaglia un campo d’azione, si fabbrica un giogo che meglio d’altri riassume una condizione sociale e condivisa. E’ il suo particolare punto di contatto col mondo, il suo peculiare modo di condividere il destino di molti. E poi? Diciamo che uno scrittore non sceglie, ma viene scelto dai suoi personaggi. Quindi deve essere disponibile e fermo al tempo stesso. Perché va bene esser scelti, ma non è che si debba proprio capitolare a certe voci che ti inseguono e vogliono per l’appunto dire la loro.
Potrei continuare, ma la faccio breve: lo scrittore è preda di una mania. Non sempre la si capisce, ma talvolta può capitare di apprezzarla sotto forma di risultato finale. Cosa che non rende lo scrittore meno inutile, semmai lo illude di essere meno solo.
 

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