Quella volta che il Nando…

Me lo ricordavo, sono andato a cercarlo in Youtube ed ecco qui la prova. La prova di quella volta che Nando Pagnoncelli, con grande signorilità, ha ribattuto alla telefonata di Berlusconi a Ballarò a proposito dei sondaggi.
Riporto questo spezzone per via del commento di ieri al mio post da parte di un lettore che affermava la necessità di contestare più decisamente i politici quando si lasciano andare a certe osservazioni. Ora, su questo tema mi vengono due spunti al volo.
Il primo a proposito di Pagnoncelli, ma in generale direi di chi per mestiere si occupa di sondaggi: non avrebbe senso alcuno un sondaggista che, nel bel mezzo di una discussione, prende le parti di questo o di quello, ovvero che si schiera con questo o contro quello. Per definizione il sondaggista nel suo lavoro non sta da nessuna parte, cerca semmai di fotografare la realtà per quel che è possibile. La realtà bella o brutta che sia, che gli piaccia o meno. Il che non significa che il sondaggista non abbia pareri o pensieri, ovvero che non si schieri mai, ma ciò non può accadere non nell’esercizio del suo lavoro, altrimenti non farebbe il mestiere che fa. Nessuno infatti si fiderebbe mai di un sondaggista che si schiera, in pubblico magari. Morale: un buon sondaggista non è neutro, semmai imparziale.
Due: nel rispondere al commento del lettore, ieri accennavo al tema dell’argomentazione. Un aspetto a mio avviso molto importante in democrazia, ne ho scritto sul mio blog qui, dialogando con lo scrittore Giorgio Fontana. Il tema è vastissimo, ne prendo giusto un lembo: la televisione non è il mezzo migliore dove argomentare le proprie ragioni. Non ci sono i tempi, i tempi televisivi intendo. In tv si possono fare affermazioni, si può esprimere la propria convizione gridando ovvero con pacatezza, ma lo spazio argomentativo troppo spesso è mimimo, risicato. Incombe sempre qualcos’altro. E’ una questione di ritmo, di attenzione dello spettatore, merce rara che viene sempre più spesso conquistata con ben altri mezzi. Ora, una cartina di tornasole della democrazia è proprio che sia dato spazio (e tempo, e luogo) per argomentare. Mi rimetto per un secondo l’abito del professore di filosofia: perché mai Platone ce l’aveva con i sofisti? Perché erano bravi con le parole? No, direi di no, la loro era un’eccellenza, e come tale poteva pure suscitare ammirazione. Perché volevano avere ragione a tutti i costi? Anche in questo caso direi di no, al massimo erano degli agonisti della parola, perché avercela con loro? Perché si facevano pagare per le loro prestazioni? Magari questo poteva essere il problema, solo che di qualcosa bisognava pur campare anche al tempo dei greci, e in ogni caso molti sofisti erano dei signori professionisti, Isocrate su tutti per chi abbia voglia e tempo di approfondire. E allora? Qual era il punto? Siccome il post si è fatto già lungo, rimando a domani la risposta, per chi avrà la curiosità di venirmi a trovare.
 

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