Nando 2

Dopo il post di qualche giorno fa, Nando Pagnoncelli torna sull’argomento sondaggi e ci regala un paio di aneddoti che prendono spunto dalla finta indagine dedicato ai personaggi del mio romanzo. Grazie del tuo intervento, Nando, che getta luce su aspetti magari intuiti, ma mai così chiari. Sì,  è proprio così: a quanto pare anche nella statistica, come pur nell’arte di confezionar romanzi, la realtà supera la fantasia più sfrenata. 
Già che ci sono, vi segnalo che il libro-intervista di Nando Pagnoncelli e Mauro Broggi “Le opinioni degli italiani non sono un’opinione”, pubblicato dall’Editrice La Scuola, ha vinto la XXVII edizione (2010) del Premio Capri S. Michele per la Sezione Società. [ccalz]

Ho riletto il pezzo scritto per Claudio nel 2008 nel quale, in modo surreale, si riportavano i risultati di finto un sondaggio sul “sorriso” e sul suo autore. Riporto qui sotto un passaggio del testo (per non affaticare il polpastrello del lettore, obbligandolo a cercarlo) :

“Abbiamo infine realizzato alcune interviste per testare l’indice di notorietà dell’autore del libro: abbiamo selezionato un campione di 12 persone presenti l’altra sera al bar “da Elio” in Bergamo. Alla domanda: “Avete mai sentito parlare di Claudio Calzana?”, ecco le risposte: in 9 hanno affermato di non conoscerlo per niente, uno si è appellato al quinto emendamento, uno era al cellulare. L’ultimo degli intervistati ha detto che potrebbe trattarsi di uno che giocava a basket con lui ai tempi del liceo, peraltro bollandolo come una schiappa”.

Ebbene, desidero raccontare due episodi che dimostrano quanto la finzione del “sondaggio” su Claudio realizzato al bar Elio non sia così distante dalla realtà. E quanto la politica abbia protagonisti che in alcuni casi sono involontariamente comici (o tragici, per il ruolo che occupano).
Il primo episodio è avvenuto durante una “serata elettorale”, una delle trasmissioni che vengono realizzate alla chiusura dei seggi e accompagnano l’ascoltatore fino alla diffusione dei risultati ufficiali, nel corso della trasmissione vengono diffuse le stime basate sugli exit polls (di cui sono fiero oppositore) o sulle più affidabili proiezioni elettorali. Forse non tutti sanno che organizzare e gestire le proiezioni elettorali è un’impresa titanica: in occasione di elezioni nazionali si possono impegnare fino a 3000 persone distribuite su tutto il territorio nazionale. Il tutto per produrre, in pochissimi minuti, stime che potranno essere confermate o smentite nell’arco di poche ore, quando saranno disponibili i risultati ufficiali. Sono un rischio per chi fa il mio mestiere. Insomma, le tensione è altissima, si è al centro dell’attenzione dei media, delle istituzioni, della politica e più in generale, del pubblico. Qualche anno fa, dopo aver diffuso in diretta televisiva la prima stima, un importante leader politico (di cui non farei il nome nemmeno sotto tortura nel carcere di Abu Ghraib) mi fece contattare al telefono. Era il leader della coalizione che le nostre le nostre prime proiezioni davano per vincente in misura molto netta. Immaginavo che volesse essere rassicurato riguardo alla precisione della stima e alla dimensione del vantaggio: solitamente succede così per preparare il discorso e le dichiarazioni di vittoria. Al contrario, con mia grande sorpresa, mi comunicava bonariamente che le nostre proiezioni sottostimavano quello che secondo lui sarebbe stato il risultato finale. Insomma, riteneva che lo stessimo danneggiando. Replicai esprimendo il mio stupore; eravamo gli unici in quel momento in Italia ad avere organizzato proiezioni elettorali, nessuno poteva avere strumenti di stima più affidabili; il confronto si protrasse per diversi minuti. Le proiezioni successive incombevano e il conduttore richiedeva la mia presenza in video: non potendo rimanere al telefono per altro tempo ruppi gli indugi e gli chiesi quale fosse la sua fonte e in base a quali stime si attendesse un risultato superiore rispetto alle nostre proiezioni. Mi rispose candidamente: “c’è un grande entusiasmo nei miei confronti, sono in pizzeria e sono circondato da clienti che dicono di avere votato tutti per me”. Non riuscivo a capacitarmi di quella risposta e per un momento pensai di essere vittima di “Scherzi a parte”. Insomma si trattava di un sondaggio in pizzeria: non era il bar Elio, ma si trattava pur sempre di un pubblico esercizio…
Il secondo episodio è più recente. Circa tre settimane fa presentai a Ballarò un sondaggio sulla fiducia nei diversi leaders politici. Come spesso accade negli ultimi tempi, fui contestato. In questo caso da una parlamentare del PDL, Laura Ravetto, sottosegretario dell’attuale Governo: la fiducia attribuita dal nostro istituto al premier Berlusconi (40%) era secondo lei troppo bassa. Il tema è molto serio e rinvia alle considerazioni di cui sopra: il sondaggio viene utilizzato come strumento di propaganda, quindi si contestano le stime che evidenziano cali di popolarità. Il copione prevede che, puntualmente, i “contestatori” citino “altri sondaggi”, i “nostri sondaggi”, che ovviamente certificano risultati entusiasmanti per il leader (risultati in alcune circostanze definiti dal premier “imbarazzanti”, per l’elevatissimo livello di consenso). Orbene, cercando di dissimulare il disappunto per le accuse che mi venivano mosse minando la mia credibilità (“lei è poco obiettivo”), opponevo considerazioni metodologiche, cercavo di argomentare che è del tutto naturale in una fase caratterizzata da una importante crisi economica e da forti preoccupazioni tra i cittadini che il governo rappresenti una sorta di “parafulmine”, citavo a questo proposito i dati di popolarità di Obama (43%), Sarkozy, Merkel e Zapatero (sotto il 30%). Non c’era niente da fare. Non sapendo come replicare, l’on. Ravetto concludeva dicendo che i nostri dati erano poco credibili perché quando il premier Berlusconi di ferma per strada, tutti lo circondano, gli stringono la mano e mostrano grande entusiasmo per lui. Insomma il bagno di folla da contrapporre alla statistica induttiva che consente di generalizzare alla totalità della popolazione considerata i risultati delle rilevazioni campionarie. Con buona pace di George Gallup, padre dei sondaggi, e in gloria ad Elio nel cui bar credevo di aver realizzato un sondaggio fasullo. La realtà ha superato la finzione.
Basta, mi fermo qui con il mio sproloquio per non far fuggire dal blog i fan di Claudio: gli sono troppo amico per fargli questo torto.
 

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4 commenti

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    • Claudio Calzana il 26 Ottobre 2010 alle 12:10
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    Hai talmente ragione, caro Paolo, che ti invito a leggere il post che pubblicherò non appena riesco, diciamo tra una ventina di minuti. Lì inizio un ragionamento sul quale mi piacerebbe molto avere il tuo parere. Quanto alla pizzeria: bella domanda, magari il Nando ci risponde… Ciao, ccalz

    • Anonymous il 26 Ottobre 2010 alle 11:37
    • Rispondi

    A me pare che l'illustre "il" Nando Pagnoncelli più volte, in TV, abbia ribattuto in modo adeguato al politico di turno. E' da considerare anche lo scarto ideologico e di intenti che esiste tra chi,professionalmente, misura il consenso e chi, invece, vuole utilizzare la percezione di un presunto consenso unicamente ai fini di propaganda. Infine, sull'episodio gustoso della pizzeria, mi sto chiedendo se, per caso insolito, gli avventori di quel locale avessero tutti ordinato pure la medesima pizza e la stessa bevanda… 🙂
    Paolo

    • Claudio Calzana il 25 Ottobre 2010 alle 16:03
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    Dear Anonimo, io mi ricordo una volta il Nando in tv rintuzzare decisamente le uscite di non mi ricordo più chi, ma era di sicuro un pezzo grosso del governo. E il tema era propio e sempre lo stesso. Scienza, ovvero disciplina, da un lato, e presunta pubblica opinione, ovvero piazza, dall'altro. Il tema, tra l'altro, è molto più generale: coinvolge l'argomentazione delle proprie idee ed opinioni, ma su questo voglio tornare uno dei prossimi giorni.

    • Anonymous il 25 Ottobre 2010 alle 15:47
    • Rispondi

    E' che bisognerebbe avere la forza, il coraggio, chiamiamolo come meglio si crede, di dire al deputato di turno subito, senza tanti giri di parole "io faccio questo mestiere e questa e' la metodologia usata, la sua non e' una metodologia scientifica e quindi non vale niente".
    Purtroppo, basta guardare in tv, non li si contesta abbastanza. A chi risponde male, non lo si invita piu'. A chi non lascia parlare gli altri, lo si toglie.
    Invece, purtroppo…. 🙁

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