Un australiano in classe

Il mio post dell’altro giorno dedicato alla schiscetta mi ha fatto tornare in mente un espisodio di quando ero alle medie, penso in seconda. Arriva in classe un ragazzo australiano, nome e cognome italianissimi, ma italiano molto incerto: morale, tranne che in inglese andava male dappertutto. Una bella mattina, mentre quello di geografia si affanna non so più su quale argomento, il ragazzo -era seduto dietro di me, quindi il ricordo è di prima mano- estrae dalla cartella (allora c’erano le cartelle, non gli zaini) un involucro in carta oleosa. Senza fare una piega lo dispone sul banco, in men che non si dica scoprendo una bella cotoletta maxi. Il professore lo scorge, e per la sorpresa interrompe la lezione, in attensa degli eventi. Lo straniero non se ne avvede e procede al fiero pasto a mani nude. A quel punto il professore non si trattiene: “Cosa fai, mangi durante la lezione?”, chiede. L’altro lo guarda interrogativo, facile che non avesse capito il quesito. “Con le mani, poi…”, aggiunge il professore. Finalmente l’altro si accorge che qualcosa non va. Lascia la cotoletta in bella vista e si tuffa nella cartella. Con le mani bisunte estrae un compasso a due punte, con il quale bellamente si mette a sezionare la carne. Una volta staccato un bel pezzetto, lo infila sulla punta e lo porta trionfante alla bocca. E mentre è lì che mastica, fa: “Adesso taglio bene”, o roba del genere. Il professore non ha animo e fiato per replicare. La classe è attonita. Da quel giorno il ragazzo australiano per tutti divenne Zulù.

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