La bizzoca

L’altro giorno ho iniziato il libro (che mi pare meritevole) di Antonio Del Giudice, La Pasqua bassa, edito da San Paolo. Morale, a pagina 1 mi imbatto in un termine che proprio non conosco, “bizzoca”. Dal contesto qualcosa si evince, però sempre meglio controllare. E così ho fatto: in particolare nel Sud Italia, la bizzoca è una di quelle donne di alta spiritualità che, non potendo o non volendo abbracciare la vita monastica, preferivano starsene in casa a pregare, ovvero impegnarsi nel proprio quartiere, attente e disponibili in caso di lutti o necessità dei vicini. Non a caso, a livello popolare venivano chiamate le “monache di casa”. Nel contesto del libro avevo preso la bizzoca per una prefica, e non ci siamo proprio. Ai giorni nostri, per la verità, in zona Puglia e dintorni la bizzoca è colei che si fa i fatti degli altri, la ficcanaso, noi lombardi diremmo la serva. Persa per strada la spiritualità, alla bizzoca a quanto pare sono rimaste giusto le chiacchiere.

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2 commenti

    • Claudio Calzana il 9 Dicembre 2009 alle 13:40
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    Mi è toccato controllare… In effetti sull'etimologico secondo il Wedgwood il termine "bigotto" potrebbe essere una voce formata come Beghina, Bizzoco e Pinzochero da BIGIO, il colore dell'abito delle persone dedicate alle pratiche religiose. Complimenti avvocato, che memoria!

    • beppe candiago il 9 Dicembre 2009 alle 13:40
    • Rispondi

    Prof… io ho rimembranze universitarie (storia del diritto di non so che): non era un ordine monastico o qualcosa del genere… i soliti poveracci? E non è da qui che viene il ns. BIGOTTO?!

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