Scrittori e narratori

E’ di questi giorni la polemica relativa ai premi letterari, agli scrittori, ai critici. Ne ho lette di tutti i colori, e mi va di provare a fare un po’ di ordine. In Italia abbondiamo di scrittori, cioè gente capace di usare la penna, di dire la sua, di giudicare il mondo. Abbiamo invece assai pochi narratori, gente capace di raccontare storie vere, vissute, sentite. Andrea Vitali, per dire, appartiene di diritto a quest’ultima razza. Calvino alla prima, tranne agli esordi, ad esempio con “La giornata di uno scrutatore”. La distinzione tra scrittori e narratori la riprendeva, se non sbaglio, Montale nella Prefazione alla “Coscienza di Zeno”: D’Annunzio scrittore, Svevo narratore, magari un filino ruvido, ma capace di tenere avvinto alla pagina. In genere, la critica osanna gli scrittori e non ama i narratori. Non so dirvi il perché, se snobismo o abitudine da patria delle belle lettere. Fatto sta che la retorica a volte fine a se stessa ne risulta premiata, e gli onesti artigiani del raccontare vengono lasciati ai margini, ricchi peraltro di un pubblico di lettori riconoscenti e fedeli. Nel mio piccolo, quando mi son messo a scrivere, avevo ben in mente questa distinzione, e -sempre più nel mio piccolo- ho cercato di dribbarla, di farmi narratore e scrittore insieme. E nel cercar d’essere entrambe le cose, ho voluto sporcare la prosa, adattarla al parlato d’ogni giorno. E tener fede ai miei personaggi. Senza personaggi e storia non si va da nessuna parte, ovvero ci si va da soli: senza storia si annoia, senza penna si delude.
Nell’immagine sopra, la vetrina di un negozio sulla costa amalfitana, forse a Ravello.

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