Selfismo e altrove

IMG_0189 Marta ha commentato il mio post dedicato all’installazione di Christo usando il termine selfismo. E in effetti già la rete registra l’espressione, ne discute tra apocalittici e integrati.
Tre spunti, per gradire: uno, nel selfie ci vedo il fatto che ti sdoppi. Sei in un certo posto, stai vivendo quella specifica esperienza, e lo devi far saper ad altri, che stanno altrove. Quindi sei qui ma anche altrove, ovvero, filosoficamente: non sei né qui né altrove.
Due, più che di autoscatto – ve lo ricordate il timerino delle vecchie macchine fotografiche e via di corsa in posa? – per i selfie proporrei il termine autoscarto. Cioè mi scarto da solo, mi ritaglio e incornicio da me con la complicità del cellulare. Non vivo quel che ho qui attorno e vicino, piuttosto mi isolo dal mondo circostante, dall’esperienza viva, dall’emozione tangibile.
Terzo, il massimo sono quelli che si autosca(r)tano allo specchio, cosicché vedi e loro e il cellulare in azione, delle volte persino il lampo del flash.
Una volta in rete ne ho beccato uno che si è fotografato tra due specchi, moltiplicando l’imago all’infinito: perso in una rete di rimandi, il soggetto si rifrange in porzioni via via sovrapposte, in una prospettiva ripetuta e affranta. E’ un esserci che raffigura un perdersi, un qui che vale per altrove, o forse ovunque. Una dolente dialettica per cui il quadro vale meno della cornice che lo ospita e protegge, dimentico del mondo e le sue voci.
 

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