Viveka, la linea e la vita

IMG_0190 Qualche mese fa, durante un breve ricovero all’ospedale papa Giovanni di Bergamo, un’opera d’arte della collezione Tube One mi aveva particolarmente colpito: all’autrice, Viveka Assembergs, scrissi che trovavo la sua Linea della vita “semplicemente bella, consapevolmente fragile, dolcemente magica. Convivono in essa caso ed eleganza, forma e abbandono, pensiero e meraviglia. La figura osa un passo, magari danza: in equilibrio tra quei rami, offre loro senso e precisione”.
 
Ebbene, la scorsa settimana qualcuno ha deturpato l’installazione: così, per elementare vandalismo, suppongo. Non commento, non ne vale la pena. Preferisco raccontarvi la reazione dell’artista, che si è seduta dinanzi alla sua opera ferita. E ha scritto: “Se ne va una parte di me… quindi metto tutta me stessa. Provate a portarmi via”.
Con quel gesto, qui documentato dalla fotografia di Manuel Bonfanti, Viveka si è fatta Linea della vita, il tutto (l’artista) si è fatto parte (l’opera). In retorica questo procedimento si chiama metonimia. Mettendoci il suo corpo, Assembergs ha creato una nuova installazione al posto di quella oltraggiata. Prendere il posto, procedimento retorico per eccellenza.
 
L’artista non perdona l’atto incivile, no, meglio: lo redime e sublima. Ovvero ci offre un assaggio d’infinito: infinito che sarà inarrivabile, ma non impercettibile. E al contempo Assembergs ci mostra che sa andar oltre la semplice denuncia per lo sfregio alla sua opera, ovvero sa dar vita alla sorpresa: “Noi aspettiamo questo e siamo sorpresi da quello”, scriveva Wittgenstein. La sorpresa è la mossa che l’artista sa giocare oltre ogni semplice attesa, oltre ogni sterile scacco. Ma dar vita alla sorpresa costa fatica, è ossessione e tormento. L’arte è un dio crudele, non concede tregua, esige sacrificio e passione. Ecco perché, a risarcimento minimo per quanto le è occorso, offro a Viveka e alla sua arte le parole di Valery: “Perché mi divori, se ho previsto la tua zanna?”.
 

4 Commenti

  • Gual Posted 23 Febbraio 2020 22:53

    Per prima cosa grazie per il regalo che ci avevi fatto.
    Per il gesto non ci sono parole ma solo vergogna, compassione e un po’ di rabbia.
    Rubare in ospedale dovrebbe fare più paura del gesto in se stesso.
    Non vorrei mai che qualcuno dovesse scontare proprio in ospedale la pena per quanto commesso.
    Un po’ come tornare sul luogo del crimine ma in una diversa veste…..

  • Carolina Posted 19 Luglio 2016 16:52

    L’arte quella vera sta sempre un passo avanti e crea il mondo. C’è sempre un’alternativa per l’artista.

  • Rita Posted 19 Luglio 2016 09:15

    L’artista al posto dell’opera, che prende il posto: questa è l’essenza dell’arte, quando l’artista mette davvero tutto e stesso. Grazie, Claudio

  • Anonimo Posted 19 Luglio 2016 09:11

    Bellissimo!
    Giorgio

Aggiungi Commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *