Francesco Greco per Lux sul Giornale di Puglia

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A voi una nuova recensione al mio Lux, questa volta è Francesco Greco per il Giornale di Puglia. Un bel pezzo, devo dire, con paragoni lusisinghieri: un po’ Bianciardi, un po’ Chiara, un po’ Salvalaggio. A seguire il testo, qui il link. [ccalz]

Tutta colpa di Buffalo Bill, “il fanfarone con il pizzo”. Il suo circo giunse in città nel 1896, ma quando tornò una seconda volta (1906) rifiutò la sfida (“biciclo contro cavallo… Bergamo contro America”) che il Curnis (“spacciatore di vino da messa ai religiosi”) si aspettava e anzi pretendeva, avendo perso la prima. La rivincita, si sa, non si nega a nessuno. Offesi, per vendicarsi, gli indigeni ebbero un’idea: rapinargli la cassa. Ci pensò lo stesse Curnis e la sua ragazza Ona (Elena Bonomelli Santus) “la marcantonia dal cervello fino”. Che poi scapparono a Parigi pensando di cambiar vita e godersi il malloppo (“si è comprata un anello grosso così… ”).
Sono i tempi dei bordelli e dei cafè-chantant e la capitale francese è vista come luogo delle opportunità e del beau vivre. Dopo tredici (numero che ricorre) anni “di fuga”, di “contumacia”, la coppia torna a casa. Non ci vuole molto a capire che i vecchi compagni non lo aspettano con le migliori intenzioni. Che fine hanno fatto i soldi? E’ avanzato qualche lira? Lo vorrebbero sapere i compari: il Carlo, fornaio “noto per la caccia che dà alle gonnelle… vive da signorino con la madre”; il Dante “meccanico e pilota d’automobili… ha quattro marmocchie”; il Romeo “fotografo con tanto di studio di posa… ritrattista piuttosto noto…”.
“Lux”, di Claudio Calzana, Giunti Editore, Firenze 2015, pp. 192, euro 12,00 (Collana “Italiana”) è un romanzo sulla provincia italiana un secolo fa. Colta sapidamente in un momento storico in cui è scossa da un’ansia di modernità ingenua quanto pressante. La rivoluzione industriale sparge la sua eco in tutta Europa, il positivismo illuminista invita a riporre la massima fiducia nella tecnologia e nella scienza. Il sol dell’avvenire brilla a tutti gli orizzonti.
Bergamo è l’Italia: vitale e creativa, piena di idee e di spirito d’avventura. Desiderosa di nuovo, di protagonismo, avida di futuro, di sfide (Fiera di Bergamo, Esposizione di Parigi). La prima guerra è appena finita, ci si rimbocca le maniche per ricominciare. Un po’ vitelloni felliniani nella loro energia inesauribile, magmatica, a tratti crepuscolare, un po’ “Amici miei” nella leggerezza poetica del vivere, un pò basilischi filosofi della vita, un po’ anarcoidi (“ricorreva l’anniversario dello Statuto… commemorazione che, a dirla franca, non fregava una fava a nessuno”), i quattro “ormai tutti sui quaranta e passa, una di quelle comitive che non ti spieghi il perché eppure funzionava… ” sono ossificati sino all’archetipo.
E se è vero che vitelloni, basilischi e le “zingarate” sono venuti mezzo secolo dopo, è anche vero che questi tre format impastano da sempre il dna italico, sono dentro di noi anche in quelle fasi storiche in cui pare che dormano.
E dunque, attratti dal nuovo, i quattro decidono di darsi al sinemà, proponendo la film (all’epoca era femminile) alla città (“una nebbia sottile avvolse gli amici…”). La settima arte è appena nata in Francia da un’idea dei fratelli Lumière e da lì il Curnis ha portato delle pellicole. Il cinema è la novità massima di quel tempo, finirà oltreoceano e diventerà l’industria dei sogni. Calzana acconcia un affresco in chiave neorealista, molto evocativo, che abbevera i suoi postulati narrativi al naturalismo francese e al verismo italiano.
I personaggi sono ben lavorati e strutturati sotto l’aspetto antropologico, psicologico, sociologico. Un po’ Bianciardi, un po’ Chiara, un po’ Salvalaggio. Così quel sogno del “Lux” (dopo che “la fabbrica di automobili è andata a farsi benedire”), dove persino un ragazzo cieco è coinvolto, si dilata a immaginario di un paese, l’Italia, dove forse la burocrazia è rimasta a Cecco Peppe (“un tripudio di sezioni e relativi presidenti… cancellieri, uscieri, inservienti…”, “bolli e permessi d’ogni timbro e colore, per non dire il tempo perso”), ma genio e sregolatezza suppliscono alla grande. Anche nella composizione del nostro invincibile, unico dna.
 

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2 commenti

  1. Gentile Lara, stavo per chiudere il computer ed ecco il suo graditissimo messaggio. Sì, la serata è stata divertente, anzi, direi spumeggiante. Mi faccia sapere che ne pensa del mio Lux: parere di lettore, parere migliore…. Grazie. ccalz

    • Lara il 1 Agosto 2015 alle 15:47
    • Rispondi

    Giovedì ero a Saronno, mi sono divertita, anzi, abbiamo riso tutto il tempo! Un bel modo di intrattenere il pubblico, e le domande di Fontana mi sono sembrate proprio azzeccate. Ora passo direttamente a Lux! Lara

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