Dalla musica ai libri?

Sul tema toccato dal mio recente post dedicato agli eBook reader, e sui diversi commenti arrivati, mi viene un’ulteriore considerazione. A proposito di musica, ai tempi degli LP lo sfrigolio della puntina sul vinile era inteso come una imperfezione, mentre oggi viene riconsiderato positivamente in quanto vintage. Il fruscio ci riporta indietro negli anni, a momenti più delle stesse canzoni. Era una tecnologia povera, vista oggi, mastodontica (stereo, casse etc.), assolutamente domestica, tranne i patiti che scombinavano le automobili per dotarle di stereo fuori taglia. Si inseguiva il suono perfetto, di qualità, quello che consentiva di distinguere tutti gli strumenti, ogni tono e sfumatura. Oggi la tecnologia musicale è apparentemente ricca (ma il suono è più volte compresso negli MP3), tende alla miniaturizzazione compulsiva dei riproduttori, è meticcio (più oggetti possono riprodurre musica, tra un po’ anche la lavatrice), privilegia l’ascolto mobile e la quantità dei brani rispetto alla qualità dell’ascolto. Il mercato si è adeguato: pochi sono ormai gli artisti che inseguono un progetto musicale, che propongono album (si usa ancora questa parola?) con più tracce che propongono un progetto, un’idea. Spesso si punta al brano vincente one-shot, e le compilation annuali ne sono la perfetta descrizione. A volte nemmeno è chiaro chi sia l’autore del brano, l’importante è che spacchi, ovvero funzioni qui e soprattutto ora. Bene: proviamo ad applicare ai libri quanto successo nel campo della musica. La strada è-sarà questa? Chi se la sente di azzardare pronostici?
 

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1 commento

    • mariangela il 17 Agosto 2012 alle 16:48
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    Ma te li immagini Tolstoj, Dostoevskij, Proust sulla tavoletta, magari letti a carattere 16? Roba da farsi venire l’ansia da prestazione. E già, perché coi libri di carta, ma non con l’ebook, il già letto è palese e il da leggere pure. E se il libro ti acchiappa, è un da leggere pieno di promesse. Un po’ come un uomo vestito che aspetti di sbucciare pezzo dopo pezzo, sperando che la cinta non s’intoppi nel buco più stretto (notare il femminismo della metafora).

    Questo per dire che l’ebook sì, potrebbe diventare il media che rende instant la lettura. Il cotto e mangiato durante la mezz’ora di autobus. Il non più di poche pagine ad effetto. Il pigliamoci un caffè e facciamo finta di essere accaniti lettori. Il mezzo che plasma il fine. Il melone già sbucciato e affettato dentro la vaschetta di plastica (e i semini da sgranocchiare come bruscolini intanto che affetti e che annusi, dove sono?). L’uomo in mutande e pedalini (oddio!!!). La confezione che assoggetta il confezionato. E poi: poche virgole e altri segni di interpunzione, please, ché appesantiscono di bite la tavoletta!

    In sintesi, puoi avere ragione. Il mezzo condizionerà. Temo. E io, inguaribile, continuo a preferire lo sbuccio.

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