Gadda e il Bepi, moccoli e mucì


Il più recente cd del Bepi resterà allegato a L’Eco di Bergamo ancora per qualche giorno (qui un breve video in cui il Bepi presenta il suo lavoro). A mio avviso si tratta del disco più maturo del musicista di Rovetta, che quest’anno sta mietendo allori come presentatore del “Bepi Quiss”, una trasmissione tagliata su di lui, ovvero coerente alla crescita stilistica dell’artista. Ne è passato del tempo da quando il Bepi era la maschera consapevole di come il bergamasco viene visto fuori provincia, ovvero ignorante e sguaiato: eppure molti fan del Bepi ancora rimpiangono quel Bepi là, ormai trascorso. Il fatto è che il Tiziano da tempo è andato oltre, rischiando non poco perché in fondo il suo pubblico, una buona fetta intendo dire, gli chiede di continuare imperterrito come ai primi tempi, di tenersi appiccicata quella maschera che lui proprio non vuol più sapere di indossare. Ecco, questo percorso che fa onore al nostro mi pare ben rappresentato da quest’ultimo cd: ne sono esempio non solo la straordinaria “Gleno”, che non a caso apre l’album, ma anche parecchi inediti tutti da ascoltare, tra i quali scelgo “Ol mür del cavalcavia”, canzone che molto racconta delle idee del nostro, di come vede il mondo intendo. Nel testo c’è un verso che mi ha particolarmente colpito: parlando di coloro che imbrattano i muri con le bombolette spray, il Bepi canta: “Paìs de idee da bombolète, de filosofi de serie C chi crèt de ìs di sigarète, ma i è doma di mucì!”, ovvero per i fuori provincia: “Paese di idee da bombolette, di filosofi di serie C che credono di essere sigarette, ma sono solo mozziconi”. Al primo ascolto questo passo mi ha fatto venire in mente qualcosa, ma al momento non riuscivo a ricordare. Poi mi è saltato fuori un passaggio del “Pasticciaccio” di Gadda, niente meno: “Chi è certo d’aver ragione a forza, nemmeno dubita di poter aver torto in diritto. Chi si riconosce genio, e faro alle genti, non sospetta d’essere moccolo male moribondo, o quadrupede ciuco”. Cambia il tono, cambia lo stile, ma il sugo mi pare quello. Il Bepi mette alla berlina chi imbratta i muri per dar sfogo a idee che pur non possiede; il Gadda se la prende con gli homines praetorii del neo-impero in cottura. Ominicchi, direbbe Sciascia, “che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi”. “Moccoli” per il Carlo Emilio, che in una sola espressione concentra la candela ormai al lumicino e gli improperi che certa umanità dispensa senza nemmeno causa e cognizione.
 

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3 commenti

    • Marco il 28 Aprile 2012 alle 08:33
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    Tra i “mucì” metto anche coloro che non conoscono ciò che di artistico ha fatto Tiziano, perchè non approfondiscono la conoscenza della sua produzione e lo criticano.Criticare senza sapere ma soprattutto senza fare, in Italia è lo sport nazionale che ha milioni di proseliti, più del calcio.

    • Atttila il 25 Aprile 2012 alle 09:47
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    Il Bepi non è cambiato, è sempre lui, solo che adesso fa anche canzoni più impegnate. Però alcune anche divertenti, e poi il Bepi Quiss è lì a dimostrarlo che il Bepi sa fare molte cose bene. Con le domande uno impara un sacco su Bergamo, e appunto ci si diverte anche.

    • Giulia il 23 Aprile 2012 alle 21:19
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    Grande Bepi, non conosco Gadda però i due testi sono davvero vicini. Il Bepi ce l’ha da sempre con quelli che indipendentemente da che cosa votano o pensano sono ignoranti e fanno cose che vanno condannate e basta. Nel cd c’è anche la canzone Oldrant, che poi sarebbe Gnurant, ma appunto il new (che si leggerebbe Gnurant) diventa old-rant, roba vecchia, gente che grida e basta, gente persa via, che ce l’ha con tutti e non vede quel che li riguarda direttamente. Bravo Bepi, grande Bepi.

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