Il catoblepa, 1 (di 5)

In cinque mosse – una al giorno a partire da oggi – pubblico il mio racconto inedito dal titolo, un po’ oscuro, de “Il catoblepa”; a meno che non siate dei fan di “Elio e le storie tese”, nel qual caso vi sarà tutto chiaro, o quasi. Sono come sempre graditissimi commenti da parte vostra, anzi mi piacerebbe che il racconto evolvesse tenendo conto dei vostri suggerimenti.Buona lettura. [ccalz]   

Afro, Madera (1965)  


Io di mio sono un cesso. Sono brutta, brutta come il peccato. Una volta me la prendevo da matti: le amiche d’altronde te lo fanno capire anche se non parlano, basta uno sguardo; gli uomini quelli è facile, basta come non ti guardano. Morale, dopo qualche anno di vedremo e parecchi singhiozzi ho chiuso le aspirazioni nel cassetto. Sono un cesso, e va bene, chissenefrega! Se qualcuno mi vuole, si faccia avanti, io lascio perdere. Basta sportelli in faccia, che già sto messa male di mio.

E una poi dice che con gli anni migliora. Balle. Io con gli anni sono peggiorata, ho messo su chili. D’altronde o piaci o mangi, e la mia risposta è sempre stata la due. Niente bulimia, intendiamoci, però cosa mi tiro indietro a fare? E per chi, poi? Perché a dieta ci stai se hai qualcuno per cui ne vale la pena, qualcuno che se ne accorge, qualcuno che la mattina ti lascia un complimento sul comodino. Oppure stai a dieta per te, nel senso che ci tieni, sei di quelle precise, che si fanno i programmi, che vanno in palestra. Palestra? Ma va, io l’ultima volta coi braghini ero alle superiori.

Poi è arrivato Facebook. Io per lavoro passo molto tempo in rete, ho fatto anche qualche cavolata del tipo “Bionda sensuale cerca maschio assetato”, ma poi piantavo lì quando abboccavano. Cioè subito, perché i maschi sono davvero degli animali, basta il vermetto all’amo e si mangiano tutta la canna con il mulinello. Insomma, non c’è divertimento. Invece con Facebook è diverso, perché l’amicizia non te la chiedono solo quelli che si ricordano di te, perché qui casco male; no, te la chiedono soprattutto quelli che guardano la foto, e qui invece puoi taroccare senza problemi. Non dico di mettere un’attrice, che ti sgamano subito, o la bellona di turno. No, basta una foto giusta e con Photoshop è un attimo. D’altronde è il mio lavoro: sì, sono grafica, per mestiere faccio cose belle. Cosa dite, sarà un segno del destino?

Seconda parte.
 

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16 commenti

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    • Claudio Calzana il 21 Luglio 2011 alle 10:56
    • Rispondi

    Carissimo, nel caso di questo racconto la brevità dovrebbe favorirti, quindi sono ottimista, sperando nel tuo favore finale. Quanto al conte, non trascurare il fatto che al termine del mio romanzo ci sta una pagina dedicata alla genealogia dei conti Salani, pensata proprio per quei lettori che a un certo punto si perdono per strada. Insomma, sono ottimista anche sul conte, dai. A prestissimo, ciao.

    • Massimo Valle il 21 Luglio 2011 alle 10:25
    • Rispondi

    Bello, l'inizio mi e' piaciuto!
    E poi questo e' il formato giusto per me: con ogni probabilita' arrivero fino alla fine!!
    Il sorriso del Conte l'ho iniziato 2 anni fa e da allora ho letto 3 volte i primi 3 capitoli…
    (viva la sincerita'!)
    Pero' quest'estate ho preso 3 settimane di vacanza, cosi' rischio davvero di finirlo!!
    A presto, a spasso sul viale di Trescore!!!
    Massimo

    • Claudio Calzana il 21 Luglio 2011 alle 08:50
    • Rispondi

    Chiarito da Paolo che cosa è il Gimp, con annesso Gnu, e che il Beps è curiansioso, segnalo che perlomeno un fan di Elio l'abbiamo trovato. Anonimo finché si vuole, ma capace d citare la strofa del nostro, con tanto di Tepa, le mitiche scarpe da calcio del tempo che fu. Grazie a tutti.

    • Anonymous il 20 Luglio 2011 alle 23:36
    • Rispondi

    Giusto Claudio, "GIMP" non si capirebbe che è un programma di fotoritocco. Anche se, con il catoblepa, ci andrebbe proprio a pennello, essendo l'acronimo di GNU Image Manipulation Program. Per lo gnu, intendo.

    Paolo G.

    • Anonymous il 20 Luglio 2011 alle 23:31
    • Rispondi

    Catoblepa catoblepa, io ti dono le mie Tepa…

    • Anonymous il 20 Luglio 2011 alle 23:28
    • Rispondi

    Io di mio sono curioso… quindi attendo ansioso… che son pure quello di mio!
    B(l)ep

    • Claudio Calzana il 20 Luglio 2011 alle 22:43
    • Rispondi

    Domani, una puntata al giorno fino a domenica.

    • Alessandra il 20 Luglio 2011 alle 22:42
    • Rispondi

    Intrigante e molto contemporanea. A quando la prossima puntata?

    • Claudio Calzana il 20 Luglio 2011 alle 21:19
    • Rispondi

    E poi: ma che è 'sto Gimp?

    • Claudio Calzana il 20 Luglio 2011 alle 20:59
    • Rispondi

    Magari la tipa è una grafica vecchio stampo, sai quelle che per certe cose usano solo i programmi basici. E poi mi domando: se nella versione finale metto Gimp, in quanti ci capiscono?

    • Anonymous il 20 Luglio 2011 alle 20:51
    • Rispondi

    Mi sto chiedendo solo il perché di non farlo con "GIMP", il fotografico ritocco tarocco… :-))

    Paolo G.

    • Claudio Calzana il 20 Luglio 2011 alle 20:39
    • Rispondi

    Grazie, Paolo. D'altronde, se il racconto deve vincere per KO, bisogna pure che l'inizio sia un cazzotto di quelli che fanno male.

    • Anonymous il 20 Luglio 2011 alle 20:36
    • Rispondi

    "Io di mio sono un cesso" è un incipit fantastico, Claudio. Lo seguirò tutto il racconto, sicuro.

    Paolo G.

    • mariangela il 20 Luglio 2011 alle 20:26
    • Rispondi

    …mi stai facendo soffrire…

    • Claudio Calzana il 20 Luglio 2011 alle 20:00
    • Rispondi

    Di sicuro alla fine ci sarà una sorpresa, sennò che racconto sarebbe? In termini pugilistici: se il romanzo può vincere ai punti, il racconto può vincere solo per knock-out. E questo lo diceva il grande Cortazar, mica il primo fesso.

    • mariangela il 20 Luglio 2011 alle 15:36
    • Rispondi

    Sgamato il catoblepa al volo (grazie a Wikipedia) e invadendo come sono solita fare il blog di Claudio che più veloce non si può, ché ormai mi ci sono affezionata e un giretto-o-due-al-giorno-quasi-quasi-ce-lo-faccio, dico: Sì, mi intriga. Mi piace. Mi viene già voglia di sapere come va a finire.

    Se lo stessi scrivendo io – ah, invidia tremenda! – niente sdilinquimenti tipo il Bello e la Bestia che si trovano e amano, però. Piuttosto, l’impunita e allegra consumazione di un efferato omicidio o di una bufala tremenda, complice Fb. Magari a spese della strafica di turno. Oppure, l’improvvisa chiusura della pagina, dopo giorni e giorni di cinguettii con l’innamorato di Photoshop.

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