Slotterie a Report

L’altra sera la puntata di Report si è prevalentemente occupata del tema che sto trattando in questo periodo, ovvero il mondo delle slot e consimili. Dico subito due cose per sgombrare il campo: uno, che di economia ci capisco poco, e in particolare di pacchetti azionari, società fantasma, paradisi fiscali. Quindi gran parte della puntata è stata per me una specie di punto interrogativo (help, Mariangela, help), un gioco delle tre carte dove io avrei scelto sempre e comunque quella sbagliata.

Due, io la trasmissione l’avrei fatta in tutt’altro modo. Cioè, sarei partito da quei comuni mortali che per svariate e talvolta umanissime ragioni passano intere giornate alla macchinetta e nemmeno vanno al cesso per paura che qualcuno gli rubi il posto. E poi avrei fatto vedere dove cappero vanno a finire i soldi dei poveretti, un po’ allo stato, un po’ agli esercenti, un po’ ancora divisi tra le dieci società che hanno in mano l’italico business, e non si capisce come, per non dire perché. Avete presente la torta che piano piano si divide? Ecco, una roba del genere, facile facile, che la capiscono anche i tonti come me. Fino ad arrivare alle eventuali collusioni con i Monopoli di stato, ai silenzi imbarazzati dei politici, al sorriso crescente di Tremonti. Insomma, la trasmissione di ieri a me è sembrata una fotografia quanto meno parziale, sia pur inquietante quanto basta. Attendo spunti e pareri da chi l’ha visto, ovviamente Report in spezzatino lo trovate su Youtube.

 

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3 commenti

    • mariangela il 12 Maggio 2011 alle 17:01
    • Rispondi

    Grazie, Claudio! Però, forse, chissà, magari Gabbanelli è con due "b".

    E già… troppa strada devo fare per diventare un vero capitano, responsabile di un blog "comme il faut", quelli che un-giretto-quasi-quasi-ce-lo-faccio… 🙂

    • Claudio Calzana il 12 Maggio 2011 alle 09:56
    • Rispondi

    Che bel commento, Mariangela! Una riflessione così bella la prossima volta mandamela via mail che la pubblico in toto. Anzi, magari nei prossimi giorni ci torno su, perché c'è un passaggio che mi ha prepotentemente richiamato la mia tesi. Ora torno al mio desco, tutto preso nel fare i danè per conto terzi. Ciao.

    • mariangela il 10 Maggio 2011 alle 17:41
    • Rispondi

    Eccomi, capitano, agli ordini!

    Da capire c'è poco: giri strani e matasse tanto ingarbugliate (ad arte) che è impossibile trovare un bandolo, salvo che non ci scappi fuori qualche chiaro illecito che attivi la magistratura.

    A parte ciò, che – assai brutta cosa – manco più ci stupisce, la questione è che stiamo parlando di una fiorentissima industria. Che dà occupazione e profitti, e a cui è stata delegata addirittura la ricostruzione dell'Aquila (se mai i soldi arriveranno). Una industria che fa gioco a troppi – debolezze umane comprese – per poter essere oggetto di una rivolta civica come, ad esempio, è successo nel caso dell'acqua. Ovviamente, si potrebbe seguire il tuo consiglio. Ma la battaglia dovrebbe essere esplicita.

    Quante altre battaglie andrebbero fatte, però? Perché, sai, il dilemma dei giorni nostri è: compito della politica è promuovere a ogni costo la ricchezza economica individuale, distribuita in modo sempre più pesantemente ineguale, in nome del consumismo e dei dané che devono circolare per mantenere in piedi il marchingegno, o piuttosto è quello di generare un benessere, non misurabile solo col denaro, che deriva dalla tutela di una vita anche psicologicamente vivibile?

    Per i primi, grandi (e veri) economisti, che non a caso erano pure filosofi, il concetto di benessere coincideva con la seconda che ho detto (e il denaro era solo un mezzo). Oggi che semplici esperti di bilanci, tasse, banche, stock option e dividendi giocano con l'economia è senz'altro la prima (e il denaro è un fine).

    Che dire? Se tutti incensano Bersani per le sue "lenzuolate", che altro non sono state che privatizzazioni senza liberalizzazione del mercato e, dunque, altro non sono state che trasferimenti dei vantaggi (per l'impresa, non per gli acquirenti) dei monopoli e oligopoli al settore privato magari, chissà, forse vicino alla politica e, in quanto privato, non soggetto ai controlli di quella rompiballe della Corte dei Conti, cosa possiamo fare noi inermi cittadini se non smettere di votar(l)e(i)?

    P.S. Sono d'accordo con te: qualche intervista a chi, giocando con le slot, si è rovinato la vita fossi la Gabanelli l'avrei inserita nella trasmissione. Che mi è parsa un po' "confusa".

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