"Mi raccomando", dialogo di Paolo Giacomini

Un amico di Facebook, Paolo Giacomini, ha scritto questo “Mi raccomando”, dialoghetto sulle tracce dei miei due Boh, dipende. Il primo raccontava l’impossibilità di estorcere al figlio adolescente una qualsivoglia risposta circa l’uscita serale; il secondo narrava il tormento del genitore per il fatto che il suddetto ragazzino quella sera avesse deciso di stare in casa. Insomma, Paolo si è ispirato a quegli esempi e a seguire trovate il bel risultato. Bravo, Paolo! E se qualche lettore volesse provarci pure lui, che si faccia avanti. Mi raccomando…[ccalz]

– Io vado, mi raccomando cara.
– Finalmente vai, papà.
– Perché finalmente?
– Perché sono tre ore che stai lì sulla porta. In bilico.
– Tengo acceso il cellulare, comunque. Per le emergenze.
– OK.
– Già, ma sai dove vado, almeno?
– A cena con la mamma, è da stamattina che me lo ripeti. La passi a prendere dalle sue amiche e la porti al ristorante. Poi al cinema. Giusto?
– Giusto.
– E che film andate a vedere, però, non me lo hai detto.
– Quello dei Babbi Natale… l’ha scelto tua madre.
– Già visto.
– E com’è ‘sto film?
– Da ridere, c’è un tipo schizzato.
– Schizzato. Cioè?
– Sì, stressato.
– Ma è da ridere ‘sto film, sicura?
– Sì. Lui è proprio esaurito. C’ha due mogli, poveretto.
– Capisco.
– E guarda che stai facendo tardi.
– Appunto.
– Poi la mamma si innervosisce.
– Infatti.- Allora vai.
– E tu, invece, cosa fai, non esci?
– Sto in casa, stasera.
– Ma hai invitato qualche tuo amico?
– Qualcuno. Ho messo l’evento su Facebook.
– Qualcuno quanti?
– Non so, tutti quelli di FaceBook.
– E quanti sono ‘sti qua?
– 387.
– Ma sei matta?
– Non preoccuparti, papà. Solo in tre parteciperanno sicuri.
– E gli altri 384 cosa fanno di grazia?
– Si sono messi in “forse”.
– Non capisco.
– Non importa, papà. Vai, che la mamma se no s’arrabbia.
– Allora sarete solo in quattro, qui a casa…
– Sì. Problemi?
– Quattro soli. Ma… posso chiederti quanti maschi e quante femmine?
– Due e due. E’ importante, papà?
– Eh sì. Bisogna fare attenzione su certe robe.
– Proprio tu parli, papà?
– Proprio io cosa?
– Non fare finta di niente. La mamma me lo ha detto, che quando vi siete sposati lei aveva già la pancia…
– Però nelle foto non si vedeva.
– Bella consolazione, papà.
– E c’è anche quel tuo Marco tra quelli sicuri, stasera?
– Marco chi?
– Quello che ti porti a spasso con la moto e guidi tu.
– Per forza guido io. La moto è mia.
– Sì, ma intanto che guidi lui ti stringe la vita.
– Dai, papà, non fare l’antico.
– Allora vado. Meglio.
– Bravo.
– E voi non fate pazzie in casa, se potete.
– Anche tu , papà, fai attenzione.
– Fai attenzione cosa, scusa?
– Copriti bene quando esci dal ristorante.
– Perché?
– Perché poi, se prendi freddo, non digerisci bene.
– C’è altro?- Sì, mettiti anche il cappello di lana.
– Quello ruvido? No, dai.
– Mettilo, altrimenti ti viene l’attacco di sinusite.
– Vabbé, lo metto.
– E mi raccomando, papà.
– Cosa?
– Mi raccomando, che non sei più un ragazzino.

 

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1 commento

    • Anonymous il 12 Gennaio 2011 alle 20:40
    • Rispondi

    Grazie, Claudio, per il complimento. Buona parte del merito va però, certamente, ai tuoi due dialoghi ispiratori. Bello sarebbe anche che qualche altro lettore volesse cimentarsi. Così, magari, da divenire una sorta di saga. 🙂
    ciao
    Paolo G.

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