Le brocche di Bonifacio

Caro Dott. Calzana,
sono quella che fra una bottiglia e una caraffa ci metta la brocca, ovvero l’amica di Elena.
Come le ho accennato a fine presentazione, il neo che ho ravvisato nel suo romanzo é il linguaggio di Bonifacio.
Azzeccato come personaggio secondario che si trasforma in visionario problem-solver, creando un piacevole contrappunto a Teresa sia per genere che per modalità d’azione, il suo linguaggio non gli rende giustizia. Le frasi smozzicate e il lessico ridotto suonano più come frasi ellittiche che come il verosimile registro usato da un personaggio non borghese. Forse é un po’ troppo da macchietta.
In particolare non mi é piaciuto nei dialoghi con Don Luigi quando questi si mette sulle tracce della vita segreta del conte. Il significato degli enunciati di Bonifacio mi risultava chiarissimo e mi pareva inverosimile che Don Luigi non ne cogliesse il senso.
Per il resto non posso altro che farle i complimenti per aver manzonianamente narrato una vicenda lombarda, rinunciando al minimalismo.
Non credo che la letteratura alta si possa definire tale solo in virtù di una paratattica noia. Pertanto la ringrazio per le piacevoli ore che mi ha fatto trascorrere con la famiglia Salani e mi congedo .

Nicoletta Locatelli

L’altra sera alla libreria Ubik Bergamo si è parlato anche di caraffe e di bottiglie. In mezzo e sottintese ci stanno le brocche di Nicoletta. Quanto a Bonifacio, ai miei occhi lui è il genio della concretezza senza parole, dell’eloquio spettinato: con Bonifacio volevo esplorare il tema di chi non sa parlare per niente, ma con le mani è maestro. Forse ho esagerato, può essere, è che ci tenevo anche al registro comico, soprattutto a fianco del precisissimo don Luigi. Grazie Nicoletta della sua pregevole ed elegante lettura. [ccalz]

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