Leandro Diana sul conte

E qualcosa rimane… cantava un poeta

Caro Claudio,
il libro è stato commentato da lettori molto più autorevoli e capaci, perciò mi limito a raccontare quello che mi è rimasto attaccato al cuore dopo aver sfogliato l’ultima pagina. Le righe che seguono de “Il sorriso del conte” sono state archiviate subito e di istinto tra i pensieri e gli aforismi che tengo più cari:
“Quando soffre, un uomo si lamenta con tutti ,il mondo intero deve scontare il suo dolore (…) Ma a un uomo di solito gli passa in fretta, gli basta una donna per consolarsi di tutto il male del mondo. Il più delle volte gli basta una Manola qualsiasi”.
Un sospiro lungo una pausa.
“Per far soffrire una donna, invece, può bastare un uomo”.
Ancora un sospiro.
“Ma non basta il mondo intero per consolare una donna di aver perso un uomo”.
Ma quanto le hai capite le donne tu???
“Questa è la vera differenza tra un’autentica signora e una borghese. Per la signora, la sala da pranzo è il punto cardinale della casa. Non va aperta solo per gli ospiti di riguardo. Anzi, va vissuta ogni giorno. Per l’altra, invece, per la donna comune, la sala da pranzo è il luogo dei cimeli, il luogo che non va sciupato”.
Voi altri lettori in che casa vivete?
“Il prete si avvicinò, le cinse le spalle: lo sapeva bene che per i parenti il sigillo della bara è il momento più duro. E’ lì che la speranza va davvero a farsi benedire, perché gli occhi non sanno più dove guardare. “Sì, chiudiamo”.
Purtroppo dannatamente vero.
“Patrimonio e reputazione: le due faccende, si sa, vanno a braccetto che è un piacere.”
E’ così ma pochissimi lo ammettono.
“Il vocabolario della guerra è redatto da diplomatici, militari e potenti. E andrebbe corretto da reduci, orfani e vedove.”
Mi fai venire in mente gli U2 quando cantano la melodia dell’Ave Maria di Schubert con questo testo:
“war is always the choice
of the chosen who will not have to fight…”

Grazie per aver scelto di scrivere, per aver parlato in maniera così intima della mia città…
Solo una cosa: la prossima volta metti l’albero genealogico della famiglia prima della fine del libro! Così non mi faccio gli schemini a penna per seguire le cinque generazioni dei Salani!

Con affetto

Leandro

Carissimo Leandro, proprio bello quel che mi scrivi. Sei andato in cerca di alcuni passaggi davvero importanti per me, spunti che mi sono rimasti dentro quando li ho scritti. E poi mi piacciono quelle digressioni canore, tra Schubert e gli U2. Bello l’accostamento. Infine, prometto: se il prossimo libro avrà una genealogia te la metto prima del testo, anzi in copertina. [ccalz]

 

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