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Nov 09 2017

Quando un Santo non basta

La ricorrenza è appena trascorsa, ma il quesito rimane: chi è il Santo patrono dei professori? Sorpresa: la categoria di Santi ne ha ben tre. Dai, il sospetto che uno non bastasse vi sarà pur venuto durante qualche soporifero collegio docenti o nel bel mezzo di una partita di Ping Pon (che poi sarebbe il Programma Operativo Nazionale del Ministero dell’Istruzione). L’unico che avrebbe potuto reggere la parte da solo è san Francesco, che però quale patrono d’Italia di grane ne ha più che a sufficienza. Ma veniamo ai tre Santi in questione. I maestri celebrano Cassiano (13 agosto), che nel terzo secolo insegnava a leggere e scrivere, grammatica e sintassi. A crudele contrappasso, gli aguzzini obbligarono i suoi scolari a incidere con lo stilo la pelle del maestro fino a provocarne la morte. Gli insegnanti invocano Giovanni Battista de La Salle (7 aprile), nato a metà ’600 da famiglia agiata. Decide di fare il prete, e va bene, ma chi glielo fa fare di donare tutto ai poveri e di dedicarsi agli orfani? È considerato il fondatore delle scuole elementari e professionali, dove prescrive l’insegnamento in volgare. E gli educatori? Pregano don Giovanni Bosco (31 gennaio) – detto il «prete pazzo» per le innumerevoli attività sociali – che a soli cinque anni sognò di trasformare le piccole «belve» in figli di Dio. Pensateci: la lettura figurata del martirio di Cassiano più di qualche spunto lo regala; la scelta di Giovanni Battista de La Salle a favore del volgare spira buon senso a profusione; quanto a don Bosco, il suggerimento che gli fece Cottolengo di procurarsi una veste di stoffa più resistente, «perché molti ragazzi si appenderanno a questo abito» a qualcuno può suonare familiare. Sì, decisamente servono tre Santi all’onesto professore, che deve farsi uno e trino: maestro, insegnante, educatore.

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